Cancro

storia d’amore gastronomica

Avrà avuto trent’anni e non mi potevo avvicinare a lui perché gli avevamo dato lo iodio radioattivo. Al massimo potevo parlargli dalla porta della stanza e lasciargli da mangiare lì davanti,  si chiamava Sergio.  Lo guardavo dietro al vetro della sua stanza, aveva sempre una cuffia stereo in testa e una pila di libri sul comodino. Leggeva sempre e rideva spesso anche mentre dormiva. Dovevano essere libri divertenti.

Nel letto affianco a lui c’era un vecchio che guardava la televisione, era sempre di cattivo umore, si lamentava di continuo e chiamava spesso l’infermiere per chiedergli un caffè, oppure del valium, per riuscire a dormire, con tutti quei caffè che beveva.

Quando il vecchio chiamava cercavo di andarci io così potevo chiedere a Sergio:

–          e lei ha bisogno di qualcosa? –

lui rispondeva sempre : – non avreste del Dom Perignon del 52-  o il nome di qualche altro vino d’annata o di cognac sconosciuti

mi sforzavo di ridere scuotendo la testa

-anche del 62, va bene lo stesso-  diceva sempre sorridendo.

Stessa cosa quando gli chiedevano cosa voleva da mangiare: si inventava le cose più strane: fricandò di spalla di cervo alla Maitre d’Hotel, Aragosta alla Catalana,   Piccioni al Madeira. Gli elencavo quello che c’era a disposizione: stracchino, mele cotte, pollo lesso. Finiva quasi sempre col mangiare solo due albicocche.

–          sei andata dal parrucchiere Marta ? ma come stai bene! Vai un po’ a chiedere al paziente della 4 che cosa mangia stasera, che ormai dovrebbe essere un po’ meno radioattivo, magari riesci a fargli assaggiare un po’ di minestra, sempre che non ti chieda il pasticcio di capesante- era Luisa, una vecchia collega che aveva notato il mio interesse per Sergio.

Non sapevo come fare, avevo un amico, anzi più che un amico era il mio ex, ma eravamo rimasti in buoni rapporti. Faceva il cuoco, mi voleva bene.

–          Così ti sei innamorata. E’ una brava persona?

–          Sembra di si ma legge sempre, non ho molte occasioni di vederlo tra due giorni esce dall’ospedale e non lo rivedrò più.

–           Sei sicura che è una brava persona? Ha qualche interesse particolare?

–          Beh credo che si intenda anche lui di cucina

Gli raccontai delle sue strane ordinazioni.

Lucio, il mio ex, si chiuse in cucina pensieroso.

Riemerse un ora dopo, con un cartoccio di stagnola e una bottiglia. Mi spiegò il suo piano.

–          Vai, non puoi fallire.

Il giorno dopo come da copione mi presentai sulla porta di Sergio chiedendo cosa volesse mangiare.

Senza alzare gli occhi dal libro che stava leggendo disse “oggi non ho molto appetito, mi porti per favore soltanto la solita dozzina di ostriche con del Krug del 61.”

“Veramente abbiamo soltanto patate lesse …  però sono farcite di burro bretone e caviale Beluga, se le gradisce, il Krug non è del 61, ma viste le circostanze in cui si trova la sanità pubblica in Italia, penso che potrebbe adattarsi.

Lui mi guardò incredulo. Io mi guardai intorno. Non c’era in giro nessuno. Il vecchio di fianco dormiva profondamente, la mezza bottiglietta di Serenase che gli avevo iniettato nella flebo doveva aver funzionato alla grande.

Tirai fuori da due borse termiche, una calda ed una fredda, le patate e lo champagne.

Con decisione gli misi davanti il tavolinetto e apparecchiai per due. Mi ero portata anche un fiore. Mangiammo senza parlare ma lui mi studiava con curiosità.

–          Grazie… non è che puoi prendere due settimane di ferie?- mi chiese. Non risposi.

Mi feci trovare il giorno dopo all’uscita con una piccola valigia dove avevo messo un po’ di tutto, non sapevo dove saremmo andati.

Prendemmo il 4, voglio dire, il tram. Era estate era pieno di ragazze carine poco vestite

–          Ti secca se guardo le ragazze?

–          Un po’, ma mi seccherebbe di più se guadassi gli uomini, comunque viste le tue condizioni psicofisiche fai pure, dovrebbe farti bene.

A casa sua buttò nella spazzatura  la valigia radioattiva dell’ ospedale e ne preparò una nuova.

– Quanto tempo ci vorrà perché io e te si possa dormire assieme senza pericolo?

– Una decina di giorni, pensi di poter resistere? Intanto cosa facciamo?

– Io un idea c’e l’avrei. Afferrò la guida del Gambero Rosso, salimmo in macchina e ci dirigemmo verso sud .

 

 

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