Diario della pantegana globale

Due gin tonic, un manhattan, circa un litro e mezzo tra vino bianco e rosso israeliano, peraltro ottimo, e una mezza bottiglia di bourbon del duty, quindi da litro, scolata in camera, i birrini non li ho contati.

Stamattina: fresco come una rosa, neanche avessi bevuto tisane depurative.

La ragazza ha gli occhi colore della salvia e i capelli rosso carota: probabilmente l’unica cosa bella e pulita vista negli ultimi tempi, l’unica che mi ascolta interessata anche se è solo per scoprire se ho una bomba nella valigia, la sua amica che avrà si e no sedici anni mi sorveglia qualche metro più in là con un M16 al collo, più grande di lei, che se dovesse davvero spararmi non so se starei meglio io o la sua rosea guancia infantile.

Ma d’altra parte devono pur pagarsi l’università in qualche modo queste ragazze. Sfoglia pure il passaporto, tesoro mio, ci sono solo i visti dei paesi che piacciano a te: Stati Uniti, Brasile, Costarica, Giappone, Ungheria, Canadà. L’ altro passaporto, quello che non ti sarebbe piaciuto, con su le figurine di Saddam e degli ayatollah, a scanso di equivoci l’ho spedito a Milano stamattina dallo Sheraton.  Siriani, ebrei, indiani, pakistani, iraniani, curdi e africani  non faccio differenze eccomi qui Mario il funzionario, la pantegana globale specializzata nel mercanteggiare con gli allegri alligatori dei fossi della finanza internazionale il tutto per tremila euro netti al mese.

I tremila euro frutto dell’eterna epopea Mario vs. resto del mondo, servono a comprare il tonno al gatto di 9 chili ultimo ricordo di tre mesi di disastrosa convivenza con Sara che ora ha sposato un commercialista di Treviso e sembra felice.

Si, cara la mia carota, il mio capo, grazie a dio, prende un altro volo, va a Colonia, una delle città più sfigate d’europa e forse del mondo, è li che abita.

Guarda te se mi dovevano mandare in Israele con un tedesco per giunta un casinista mai visto come del resto tutti i tedeschi e in più tirchio al punto di fregarsi la carta da cesso nei bagni dei clienti.

L’altro ieri durante una riunione in cima a un grattacielo di Tel Aviv ci ha sorpreso un bel terremoto, gli indigeni non hanno fatto una piega, ma a lui è caduta la 24 ore per lo spavento e con essa la refurtiva: la carta da cesso del cliente in questione che si è srotolata per sei metri buoni come nella reclam.

Una figura di merda così non si era mai fatta in 15 anni di onesta professione.

E  jJohn che chiama dall’america, bello come il sole, e mi dice di evitare che faccia troppe cazzate “whot’s wrong with him?”si chiede serafico “whots’ wrong with me?” gli chiedo io, che me lo devo portare dietro solo per tenerglielo lontano.

Ieri sera con quella zoccola, di gran classe ammettiamolo, che il pirana nano e fetente della … s’era portato appresso vestita con uno spiegamento di tette che neanche in via porpora lui, il cretino, stava abboccando che si era già mangiato l’amo con tutta la lenza e sono dovuto intervenire io quando oramai stava sgranocchiandosi anche la canna da pesca.

Tamara lascia perdere ti scontiamo l’otto per cento come l’altra volta, via facciamo il nove, tanto per far vedere che le tette il foj gass e il cabernet franc non sono stati sprecati, ma fai il favore lascia stare questo deficiente che c’ha pure quattro figli forse qualcuno anche suo e due mogli a carico. Tamara che in fondo è una ragazza ragionevole m’ha detto va beh facciamo almeno il dieci però eventualmente ti aumento l’ordine ti faccio lettera di credito a tre mesi così facciamo tutti una bella figura.

Affare fatto mentre il cretino era lì con il capo di Tamara che facevano discorsi da dirigenti.

Cioè dicevano cazzate ormai completamente sbronzi.

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Racconti possibilmente umoristici
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