Il miracolo di san Precario

Dedicato a tutte le precarie e a tutti i precari

Eravamo fermi. Stavo dietro a un camion con una statua di cartapesta di San Precario: somigliava a Padrepio ma più magro e sfigato: era la manifestazione del primo maggio, l’altra manifestazione, quella di chi un lavoro non ce l’ha. Mezza sbronza di birra, in canottiera rossa con una buffa parrucca verde: c’era un gran casino e mi sentivo frastornata e un po’ ridicola: a qurant’anni in mezzo a quei ragazzini. Guardavo con scetticismo l’immagine del “santo” e quella manifestazione colorata. L’idea della statua del santo era divertente ma faceva sembrare la manifestazione per quello che era: un rituale, una processione lenta e inutile. Sarà stata la birra, sarà stato lo scarico del camion che cominciava a darmi la nausea, il caldo soffocante del 1° maggio ma l’immagine del santo mi apparve improvvisamente più vivida, poi mi è sembrato di vedere un lieve movimento del braccio, forse una benedizione.

Mentre pensavo di avere le allucinazioni sentì qualcuno battermi la spalla: non l’ho  riconosciuta subito.

E si che mi assomigliava: tanto che al liceo, dove c’eravamo conosciute, ci scambiavano l’una per l’altra.

Era stata una di quelle amicizie da adolescenti dove si sta sempre assieme.  Ci si pettinava allo stesso modo e ci scambiavamo i vestiti. Aveva cominciato Silvia, la mia compagna di banco

S- tu vai bene in matematica io nei temi ti propongo un affare io ti faccio i temi tu mi fai copiare i compiti di algebra: fifty fifty

Dividevamo tutto: fifty fifty diventò il nostro motto e il nostro soprannome . Una volta, grazie alla nostra somiglianza, per fare un esperimento un po’ perverso, ci siamo scambiate il fidanzato, che probabilmente era stato ben felice della novità e aveva fatto finta di non accorgesene.

Silvia Mazzi stava lì e mi guardava sorridendo: dimostrava dieci anni meno di me ed era tirata a lucido: una signora, ma una signora di gran classe. Non la vedevo da vent’anni. Era andata a studiare all’estero.

S – ciao Clara, che fai? non mi riconosci? sono io, Silvia

C – ehm certo ti trovo bene, come stai?

Si unì al corteo, per nulla a disagio malgrado l’abbigliamento ed i gioielli che la facevano sembrare completamente fuori luogo in quel contesto proletario. Parlava con tutti, rideva, accettava sorsate di birra da lattine altrui e tiri di canne da sconosciuti. disinvolta come una ragazzina. La solita Silvia insomma, solo con qualche zero in più sul conto corrente.

Dopo il corteo ci siamo rinfrescate i piedi nella fontana di piazza Cairoli. Le scarpe che si è tolta valevano almeno il mio stipendio di un mese, io avevo addosso delle ciabatte di gomma da piscina.

S – Clara hai impegni stasera?

C – ehn no

mi guardava intensamente in modo strano

S -Bene perchè non vieni a cena da me? ho qui la macchina

non feci in tempo a inventarmi una scusa, ero imbarazzata, pensavo ci stesse provando, da ragazzine qualcosa di ambiguo era già successo: qualche carezza un po’ più lenta del solito, qualche sguardo strano ma era come accarezzare la nostra immagine riflessa in uno specchio.

C – bella macchina

definirla bella macchina era praticamente un insulto, una berlina nera, niente di appariscente ma internamente rifinita in morbido cuoio profumato, radica dappertutto e tutti gli accessori da buscia più raffinati

S –  un p’ da tamarro non ti pare? non è mia è della ditta- fece un gesto con la mano che riconobbi suo, come a minimizzare – ti piace il giapponese?

C – no a dir la verità il pesce crudo mi fa vomitare..

S – benissimo!

ordinò qualcosa al cellulare, in giapponese naturalmente. Abitava a S. Siro in una villetta con giardino privato

C -accidenti che casa grande, ci vivi da sola?

S – ma no, il piano di sotto è per la servitù: il cuoco, il giardiniere, le ragazze delle pulizie.. ancora del sushi?

continuava a guardarmi in quel modo strano soffermandosi su ogni particolare del mio viso mi sentivo in imbarazzo

C – senti ma come.. insomma .. come hai fatto a fare tutti questi soldi. che lavoro fai?

S – mah mi occupo di cose.. affari..

C – praticamente “faccio cose, vedo gente” come quella di Ecce Bombo, anch’io faccio cose e vedo gente, siamo praticamente colleghe però evidentemente le tue cose ti rendono palate di soldi mentre io riesco a stento a sopravvivere.

C’era un po’ di acredine nella mia risposta, lo ammetto, non mi piaceva quel tono vago e misterioso che hanno tutti quelli che fanno cose importanti quando gli chiedi come si guadagnano da  vivere.

S – e u dove lavori che fai?

C- una cooperativa mi pagano 400 euro al mese faccio le pulizie in ospedale

S- Ma sei medico? 400 euro nemmeno i negrieri! e i sindacati?

C – i sindacati stai scherzando? loro difendono quelli che un posto già ce l’hanno

S – senti Clara. Tu per me sei stata un’amica, la mia migliore amica, la migliore cha abbia mai avuto. Ti propongo un affare: fifty fifty come ai vecchi tempi.

Sembrava emozionata, mi fissava con gli occhi sgranati sorrideva, ma, questa volta, era un sorriso incerto quasi implorante non quello sicuro di prima.

S – Tu hai il tempo, io i soldi Ti ricordi di Ambra? quella della televisione….fifty fifty..

feci uno sforzo e tornai agli anni ottanta

C – cazzo ho capito. tu sei pazza!

ma mi veniva da ridere era la vecchia Silvia, la più spericolata della coppia, io avevo il ruolo di frenatore in quello sgangherato bob a due  che lei lanciava a tutta velocità verso i burroni più insidiosi, continuammo a ridere e a bere tutta la sera

due mesi in Brasile, mi chiamava tutti i giorni accertandosi che non mi mancasse nulla, prima in clinica poi in un residence che aveva affittato per l’occasione, quando poteva veniva a trovarmi per fare un po’ di allenamento, come diceva lei. la sua voce i suoi gesti, il modo di camminare, ma è stato facile era il nostro gioco di ragazzine

poi il rientro a Milano, le ultime istruzioni, la prova generale da sua madre e ..l’esordio

S – mi senti Clara? tutto bene

C – si,  sto entrando in riunione adesso, l’auricolare funziona ma sono un po’ spaventata

S – tranquilla andrà tutto a meraviglia. quello grasso pelato è Finetti, un pallone gonfiato: se la tira ma non conta nulla è un passacarte quello basso con la forfora è Passini, un mediatore, anche lui tappezzeria, l’altro con gli occhiali con l’aria da tonto è quello che decide veramente. concentrati su di lui: si chiama Truppi. Adesso vedrai che Finetti dice: “i miei rispetti dottoressa Mazzi” non abboccare alla provocazione..

F -I miei rispetti dottoressa Mazzi

C – Buongiorno a tutti

me la cavai da sola per tutti i convenevoli iniziali, Silvia mi aveva spiegato bene

T- Allora siamo d’accordo per 450.000?

S – bum! sta sparando alto scoppiagli a ridere in faccia

C – Ahhaahha 450.000? ma sta scherzando?

T – Ma come? gli accordi?

S – quali accordi? digli che sono passati due mesi, poteva svegliarsi prima sto rimbambito! si fotta!

C – Dott. Truppi gli accordi a cui si riferisce sono un po’ datati, risalgono a due mesi orsono, adesso sono cambiate le condizioni, forse dovevate prendere una decisione più tempestiva.. sa il mercato…la concorrenza..

S – brava! stai andando alla grande  Cordini! troviamo di meglio da Cordini!

Truppi rivolto a Finetti – Cordini! quel disgraziato! -poi a Clara-  Ma lui non è in grado di garantire un servizio a lungo termine

S – Digli che che te ne freghi..che stronzata è il servizio a lungo termine!?

C – Dott. Truppi, se permette la franchezza il “servizio a lungo termine” mi sembra uno slogan ormai obsoleto..lei è in grado forse di garantirmi l’eternità? ormai i tempi sono cambiati.. tutto cambia.. oggi siamo qua… domani?…chissà?

S – Perfetto, Clara vai così!

La trattativa è durata una mezz’ora poi ho premuto un bottone dietro la scrivania ed è venuto a prendermi un commesso

Com. – Dottoressa il direttore generale avrebbe bisogno un minuto di lei

Sono andata la cesso, Aveva funzionato: il chirurgo brasiliano aveva fatto un bel lavoro eravamo identiche

C – Silvia sono scesi a 220.000 che dici chiudo?

S – Ottimo Clara, sei meglio dell’originale. Molto più diplomatica.

C – Com’è il tempo li in Giamaica?

S – Splendido, come al solito, ti piacerà, vedrai.

C – Divertiti ci vediamo tra sei mesi che poi toccano  a me sei mesi di vacanza.

S – Certo fifty fifty come ai vecchi tempi

Annunci

Informazioni su limiteumano

Racconti possibilmente umoristici
Questa voce è stata pubblicata in Racconti. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...