Milano 2020

CANI

Non mi ricordo che anno fosse, il duemilaventi e qualcosa, era natale, questo lo ricordo e Milano era sotto una tempesta di neve con un vento di tramontana gelido come nessuno ricordava fosse mai accaduto.

La tizia, né brutta e né bella avrà avuto poco più di vent’anni, camminava  rasente ai muri di protezione di un  ponte sopra la ferrovia dalle parti della stazione di Greco Pirelli era vestita poco e tremava.

Le si avvicinò un cane ringhiando, nemmeno tanto grande,  sperò fosse un esemplare isolato e sbandato ma di solito andavano in giro in branchi di dieci o quindici.

Da qualche anno avevano chiuso i canili. Costavano troppo, la nuova maggioranza di governo, una grande coalizione che raggruppava il partito catto padano liberale con la congrega catto democratica assistenziale aveva promulgato una legge per l’abolizione dei disumani canili lager, voluta dai catto verdi, entro il 31 dicembre 2010. Nessuno aveva deciso che fare dei cani una volta chiusi i canili cosicché alla data stabilita sono stati semplicemente liberati. Dormivano prevalentemente nei cortili degli ospedali e di notte uscivano a mangiarsi qualche barbone.

La ragazza vide altri due cani più grossi correre silenziosi verso di lei nella notte. L’avrebbero sbranata. Maledisse il giorno in cui era venuta a studiare in quella città. Sarebbe stato meglio fosse rimasta in Molise e avesse sposato uno sfigato del posto: non sarebbe stato così male, avrebbe lavorato col padre, un dentista abusivo (grazie ad una sanatoria era stato istituito l’albo delle professioni abusive che potevano essere esercitate liberamente pagando una multa annuale) e magari si sarebbe affezionata ai figli, una vita mica tanto esaltante ma meglio, sempre meglio, che essere sbranata. Paola, così si chiamava la ragazza, pensò che se si fosse buttata dal ponte sarebbe morta prima evitando inutili sofferenze, cercò quindi di scavalcare il muro che la separava dallo schianto sui binari.

Una grossa macchina nera di fabbricazione tedesca, quelle italiane venivano vendute solo in Albania grazie alla corruzione del governo locale, solcava la notte vagando senza meta.

Dentro faceva caldo, c’era odore di ottimo cognac e vecchia musica punk, la televisione di bordo trasmetteva solo le immagini del grande fratello senior.

La televisione in quel periodo trasmetteva soltanto reality personalizzato: il grande fratello senior raggruppava in un ospizio di lusso una quindicina di vegliardi che cercavano di fornicare tra di loro con gli scarsi mezzi che la natura gli offriva ma aveva grande successo grazie all’invecchiamento della popolazione, il grande fratello extra invece era riservato agli stranieri mentre la Rai aveva risposto con L’isola dei trombati per politicanti che avevano perso le elezioni: quell’anno ospite illustre era l’esangue Piero Fassino reduce sconfitto dal confronto elettorale con Al Bano nella sua Torino.

Guidava la macchina un sessantenne ubriaco, stava cercando un buon posto in cui suicidarsi.

Scorrazzava sulle strade, per la serata c’era un bel traffico, anche un camioncino iveco.

Musica di radio dj a tutto volume, due muratori uno del bresciano e un bergamasco stavano tornando dal lavoro. Si erano fermati a bere grappa in un bar e avevano fatto un giro a trans, ma non avevano combinato nulla perché c’erano code lunghissime di clienti.

Videro la ragazza alle prese coi cani e scesero con delle spranghe di ghisa con l’intento di spaventare i cani per poi violentare la ragazza. Tuttavia mentre il bresciano stava ancora randellando i cani il bergamasco si era già portato avanti con la tizia.

Sopraggiunse in quel momento la berlina: il vecchio ubriaco scese con in mano una grossa pistola, sparò a un grosso cane nero.

-Che cazzo vuoi tu, vecchio, l’abbiamo vista prima noi.-

Disse il bergamasco.

Il vecchio sparò al vetro le camioncino, il bresciano fece per avvicinarsi e lui gli sparò a una gamba.

-Cazzo, questo è scemo.-

Se ne andarono.

Mentre il vecchio stava chiedendo alla ragazza se voleva essere accompagnata da qualche parte sopraggiunse una macchina dei carabinieri.

-Chi ha sparato?- chiese un carabiniere di origine cinese.

Io

Disse il vecchio.

All’epoca tutti i reati tranne l’omicidio erano stati depenalizzati, una legge catto – liberal – sociale che permise lo sfoltimento della popolazione carceraria. Sparare in luogo pubblico era vietato ma bastava pagare una multa e si era a posto, d’altra parte con tutti quei cani in giro come si faceva.

Sono 5 milioni di lirette.  Concilia?

L’italia era uscita dall’euro da qualche anno e si era tornati alla veccia moneta ulteriormente svalutata per implementare l’export del made in Italy, ancora molto in voga in albania, romania e cecenia, le chiamavano lirette: 5 milioni corrispondevano circa a 50 euro.

Il vecchio allungò una moneta da dieci milioni.

Non ho resto, non potrebbe compiere un altro reato.

-Vaffanculo teste di cazzo levatevi dalle palle.-

Benissimo con l’ingiuria a pubblico ufficiale fanno 10 milioni, grazie signore e buona notte.

I carabinieri se ne andarono sgommando. – Ti serve un passaggio da qualche parte?- La tizia salì in macchina. Il vecchio le passò la bottiglia. – Cos’è? – Cognac, del migliore, ti farà bene. Dove ti porto? – Sto al parcheggio di via Govone Gli studenti ed i precari più avveduti, piuttosto che affittare un costoso appartamento, preferivano fare un mutuo ed andare a vivere in un posto auto. Finita l’università si poteva rivenderlo recuperando un bel gruzzolo. D’altra parte la speculazione edilizia aveva creato un immenso parcheggio sotterraneo, troppo grande anche per tutte le macchine che c’erano a Milano. Le società che li avevano costruiti attrezzarono i parcheggi con bagni e cucine in comune. Bastava comprare un paravento giapponese, li vendevano all’Ikea, per fare un recinto lungo le strisce gialle, un futon, un cavalletto e una sbarra per i vestiti e si disponeva di un miniloft abbastanza trendy. Non era male: si conosceva un sacco di gente e gli studenti o precari più intraprendenti avevano aperto dei posti auto commerciali dove vendevano cd contraffatti, birre auto prodotte, e la solita paccottiglia freak da bancarella. Unici problemi erano che ogni tanto ci crollava dentro qualche palazzo per un bradisismo causato dalla mancanza di sostegno inoltre erano poco riscaldati. – Non mi ci portare subito, fammi fare un giro in macchina che almeno mi scaldo Il vecchio tracannò un’altra sorsata di Cognac – Accidenti, così ti sbronzi – Sono sempre sbronzo, che altro dovrei fare? Comunque guida il navigatore io guardo la tele e sento la musica – Non è male quello che ascolti. Cos’è? – Nina Hagen, una tedesca dell’est degli anni ottanta – C’ era già Al Bano negli anni ottanta? – Certo ha iniziato a rompere i coglioni molto prima, io ero piccolo e lui era lì con la moglie, una gatta morta di cui si sono perse le tracce, pensavo che sarebbero stati spazzati via dal rock e che nessuno avrebbe più ascoltato quella roba. Insomma speravo che il mondo sarebbe andato avanti. Povero ingenuo. Pippo 3, presentava il grande fratello senior, i truccatori avevano scoperto che era troppo difficile truccare il vero Pippo Baudo, che ormai aveva 106 anni, da Pippo Baudo. Si faceva prima a prendere un altro tizio alto uguale e farne una specie di clone. Tanto il suo pubblico, rincoglionito com’era, non si accorgeva della differenza. – Tu avrai visto anche il Vero Pippo! Il vecchio fece un rutto clamoroso – Non ti sei persa niente. I concerti: Frank Zappa, i Queen, Bob Marley, i Clash quelli non erano male, li hanno fatti tutti a Milano c’ho ancora i dischi. – Ma allora perché lo guardi? – Stavo andando a suicidarmi, pensavo che mi avrebbe conferito maggiore motivazione, e tu dove andavi? Volevi fare concorrenza alla Ciappi? – Stavo con uno, poi abbiamo litigato e mi ha sbattuto fuori. I soliti discorsi di gelosia: “tu hai guardato quello” “ se io non fossi nata staresti con un’altra” “e allora tu che sei stata con quell’altro” “Ma se ancora non ti conoscevo” “e che c’entra..” – Pensa che ai miei tempi si parlava di sesso libero, poi magari si litigava lo stesso. Ma anche lì uno si aspettava che le cose evolvessero. E invece.. – E’ vero che gli uomini non si depilavano? – Neanche le donne. Almeno alcune donne non lo facevano, altre si, dipendeva un po’ dal colore politico. C’erano le femministe: andavano in giro con delle gonne a fiori e degli zoccoli e non portavano reggiseno. – E come mai? – Mah credo fosse per sentirsi più naturali. A me comunque non me ne è mai fregato niente. Dei peli, intendo. Arrivarono al parcheggio ma non si poteva entrare: c’era crollato dentro il pub irlandese situato lì sopra. Il bancone aveva centrato in pieno il mini loft di Paola. Non è che fosse un gran danno. L’assicurazione avrebbe riparato il tetto e presto ci sarebbero stati i saldi dei paraventi da Ikea. – Oh merda! – Vuoi che ti porto da qualche altra parte, non so, una tua amica? – Non a quest’ora e poi sono tutte partite per le feste di natale. Potrei dormire in macchina per qualche giorno. – La macchina mi serve, puoi venire a casa mia, c’è un sacco di posto. – Credo di non essere molto brava a letto. – E’ vero hai l’aria di non esserlo, comunque io sono messo molto peggio soprattutto stasera che mi sono scolato quasi tre bottiglie di cognac e tre roipnol. Casa del vecchio era un immenso attico in via Vivaio, in pieno centro. Però c’erano pochissimi mobili. Il divano – letto, un armadio, una scrivania ed un computer che serviva anche da stereo e da televisione, libri e cd ammucchiati ordinatamente per terra in scatole di legno . Tutto ciò si trovava nell’unica stanza abitata, il resto era completamente vuoto, a parte i due bagni coi sanitari. – Stai da solo in tutto questo spazio ?- – La casa era della ditta, poi mi ha offerto di comprarla, a me non serviva così grande e poi è stato un investimento. Tirò fuori un materassino gonfiabile da un armadio. – Scegliti una stanza, puoi rimanerci quanto ti pare, mi farai compagnia. Non ti darò fastidio. Adesso vado a dormire. Sono stanco. Buonanotte

Annunci

Informazioni su limiteumano

Racconti possibilmente umoristici
Questa voce è stata pubblicata in Racconti. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...