Non tutto il male viene per nuocere

Alfio e Marco al Bar Magenta di Milano (lo so che non c’è il biliardo ma ce l’ho messo uguale)

“Stai tranquillo Alfio: segui pedissequo le mie semplici istruzioni e lei cadrà inevitabilmente nelle tue braccia. E’ matematico, garantisco io. Il soggetto è assolutamente prevedibile nelle sue reazioni: tale e quale al cane di Pavlov, ma molto meno simpatico. Ascolta bene..”
“Pavlov, certo, ma poi lo vinse il premio Nobel?” mormoro io nel vano tentativo di sviarlo da un discorso che sta prendendo una piega pericolosissima.

“Primo – riprende Marco imperterrito estraendo imperioso il pollice- è sensibilissima alle adulazioni non tanto per quanto riguarda il suo aspetto, che non è questo gran che, lei ne è consapevole, ma per quanto riguarda il suo stile e la sua professionalità di giornalista, dove è messa anche peggio che nel fisico, ma su cui a una percezione totalmente distorta in senso ottimistico: si crede la Fallaci.

L’attenzione dei tavoli circostanti è ormai tutta per Marco tra poco l’intero locale penderà dalle sue labbra.

” Ma ha scritto quel bel articolo sulla fiera del mobile di Rovigo, ti ricordi che mangiata di anguille a Rovigo? O era Comacchio?” dico io in un nuovo disperato tentativo di sviarlo.

“Ottimo! vedo che sei già entrato nella parte, devi lodare i suoi articoletti! – prosegue galvanizzato emettendo un cumulonembo a base di sigaro toscano- basteranno quattro complimenti, a quella noiosissima collezione di banalità e sarà già tua”

La giovane cameriera ci serve i nostri Scotch, siamo a quota quattro, la ragazza non sembra uscita ora dal collegio delle orsoline ma guarda ugualmente Marco con aria piuttosto disgustata. Lui la fissa con aria di sfida e le ordina:

“Altri due con poco ghiaccio per favore” poi prosegue nel suo piano di battaglia aumentando il tono, già stentoreo, della voce.

“Secondo è arrivista in modo disgustoso. Raccontale che conosci gente importante soprattutto nel settore dei media o dell’ editoria. Non dirle mai la verità. Non raccontarle che sei uno sfigato che lavora all’ufficio postale ma dille che sei un imprenditore di successo facendole capire in modo velato che sei amico di questo o di quello.

Ormai tutto il bar è ammutolito e segue con la massima attenzione le sue parole. Un tizio in fondo al locale ha deposto la stecca da biliardo e sembra prendere appunti.

“Marco è tardissimo domani devo alzarmi presto..” protesto timidamente.

“Terzo è cattolica praticante, quindi non essere blasfemo. Ma soprattutto è attratta da scemenze new age e fenomeni vagamente mistici o paranormali: coincidenze, premonizioni, sogni e quant’altro. Non è che le devi raccontare di aver visto la madonna, è più che sufficiente che le parli di quando andavi al mare a Gatteo Riviera, località squallida dove andava lei da bambina a passare l’estate, e il soggetto penserà automaticamente che il Padreterno si sia preoccupato di fornirgli inequivocabili segnali su quello che sarà l’uomo della sua vita.”

“Marco senti io devo proprio andare” blatero sconsolato.
Ma lui mi arpiona il braccio con una morsa d’acciaio.
“Quarto” urla ” le tette”

sussulto in platea, quattro anziani giocatori di tressette fino a quel momento indifferenti lasciano cadere la carte.

Do uno strattone, alzo la voce ” Marco, non puoi almeno parlare piano”
” le tette dicevo.. soltanto sui lati” conclude finalmente a bassa voce. Ma è inutile: ormai nel bar regna un silenzio tale che si sente distintamente il rumore del tovagliolo che il barista sta usando per asciugare delicatamente i flute di cristallo.

L’entusiasmo è tale che Marco ha un attimo di difficoltà: gli va di traverso il bourbon che aveva ingollato con una poderosa sorsata, il fumo gli entra negli occhi tossisce paonazzo.

Lo guardo perplesso: grande e grosso, camicia bianca con maniche rimboccate cravatta troppo larga fucsia semi slacciata, bretelle nere. Ha un aspetto bizzarro sembra un bambino gigantesco vestito da uomo.

Approfitto di quest’occasione irripetibile di sua difficoltà ed esterno i miei dubbi, ormai non mi preoccupo più la mia reputazione in questo bar è definitivamente compromessa, andrò a bere
da un’ altra parte:

“Scusa ma mi sembra che la stai facendo troppo facile, inoltre cosa dovrei farmene di un tipo del genere visto che ne parli tanto male”

Si riprende,mi guarda con aria compassionevole:

“La faccio tanto facile perché è facile. Sono talmente certo del buon esito della missione che esigerò la mia contropartita solo in caso di tuo pieno successo e soddisfazione. Cosa farne..
vedi tu. Effettivamente è una cretina odiosa presuntuosa e antipatica però a letto è eccezionale. La migliore che abbia mai conosciuto.”

La giovane cameriera, che fino a quel momento ostentava finta indifferenza fingendo di leggere una rivista ad un tavolo vicino al bancone, alla parola contropartita ha un ulteriore moto di disprezzo. Forse non ha tutti i torti.

“Ah perché mi  vorresti vendere la tua amica?”

” Eccolo adesso mi fa pure il moralista. E’ un regalo un gesto di riconoscimento per un favore che stavo per chiederti.”

“Sarebbe?”

“La disponibilità de! tuo appartamento nelle ore- pomeridiane: nessun sacrificio da parte tua tu saresti comunque al lavoro, hai una stanza da letto libera di cui non tè ne fai nulla che a me
tornerebbe molto utile essendo il tuo appartamento dislocato strategicamente nei pressi del giornale. Con mia moglie non dovrei nemmeno mentire: direi semplicemente che sono a casa
tua, tranquillo: le lenzuola le porto io”

“Ma è un baratto disgustoso”

” Senti non devi rispondermi adesso. Pensaci con calma. Intanto ti scrivo l’indirizzo del suo blog “

Mi consegna un suo biglietto da visita dove sta scritto a caratteri cubitali Dott. Marco Cozzi
Caporedattore e più in basso, scarabocchiato, l’indirizzo del soggetto:

http://www.Laurabonetti.cblog.it .

C’è tanto di foto della sua faccia asinina.

 

 

Alfio ci pensa

 

Sono le tre di notte: mi rigiro nel letto ma non riesco a dormire. Ho provato, nel tentativo di addormentarmi, tutte le posizioni che un uomo possa assumere da sdraiato senza successo.
Devo ammetterlo la conversazione con Marco mi ha incuriosito

 

Accendo il computer e in breve al sito mi appare immediatamente la faccia sorridente della Bonetti: non è poi così male.

Effettivamente ha qualcosa di equino ma non somiglia affatto ad un asino direi più a un cavallo, ma un cavallo di bassa statura diciamo ad un pony.
I capelli biondi lisci e slavati sono chiaramente tinti in casa con tintura del supermercato, porta la riga ad un lato , occhi abbastanza
vispi e chiari leggermente strabici, naso aquilino ma ben proporzionato, dentatura un po’ equina ma regolare e splendente.

Quel che si dice un tipo.

 

E’ un azione immorale. Non ci penso neanche. Approfittare delle confidenze del suo ex amante. Assolutamente squallido e riprovevole. E poi che cosa le scrivo? Assolutamente puerile e ridicolo. Lasciamo perdere.

E invece le scrivo una lunga lettera tenendo ben a mente le raccomandazioni di Marco.

 

Laura si sveglia
La musica dei Ramones al massimo volume consentito dal mio stereo che funge da radiosveglia assolve egregiamente il suo compito di svegliarmi, assieme all’intero caseggiato, sempre che
qualcuno dorma ancora alle tre del pomeriggio. I vetri tremano interrompendo i miei sogni confusi e malati.’ Io Laura Bonetti: esco dal mio letto, dalla mia cameretta di bambina con ancora qualche
bambola e qualche vecchio poster di cantante malgrado i miei trentotto anni suonati. Mi accoglie festante il carlino di mia madre, preludio ad uno dei momenti più felici della giornata: faccio
lentamente due passi indietro: il cane mi guarda perplesso, i suoi rudimentali neuroni canini tentano disperatamente di fargli capire qualcosa richiamandogli alla memoria una spiacevole esperienza
quotidiana. Mi avvento su di lui e lo calcio con forza di esterno sinistro, sembro Gigi Riva ai mondiali del Messico. Il gesto atletico è potente e preciso: la salsiccia canina ruota su se stessa e si
schianta sul muro del corridoio. Unico incidente la mia pantofola rossa che si sfila dal piede e sfreccia velocissima in tinello come una Ferrari.
Mi butto sotto la doccia gelata e in dieci minuti sono pronta.
Entro nel tinello: mia madre mi ha preparato la colazione con sei paste alla crema su un piatto di porcellana inglese bianca e azzurra e teiera fumante appaiata. Tutti i mobili sono scuri e tetri. Mio
padre, seduto in poltrona, legge un giornale insulso e mi augura il buon giorno, “buon giorno Laura”
Cazzo! sono tre parole, gliene mancano 17 per superare il suo record di parole pronunciate in una stessa giornata.

Mio padre: un utile fuco destinato a mantenere una moglie cretina e una figlia obbiettivamente odiosa anche se dotata per il giornalismo: di motivi per suicidarsi gliene potrei fornire svariati, ma
anch’io approfitto del suo apporto economico per finanziare cinicamente i miei sogni di gloria.
Prendo il piatto di paste e lo svuoto platealmente nella pattumiera. La mamma rassegnata domanda se non mi piacciono più le paste alla crema, le rispondo che è vestita male. La vedo trattenere una
lacrima che poi cade sul suo abito da camera di flanella chiara: mi sento colpevolmente soddisfatta.
Senza farmi vedere frugo nella spazzatura e addento una pasta: è buonissima.
Entro al giornale; le impiegatucce dell’open space mi salutano ironiche col solito “ciao Oriana” non le guardo nemmeno: massa di fallite che vivono tra mocciosi petulanti e maleodoranti e mariti puttanieri rintronati dalla televisione.

La segretaria tenta di fermami ma irrompo ugualmente nell’ufficio di Marco Cozzi mio caporedattore e amante respinto. E’ in maniche di camicia, cravatta color vinaccia slacciata, piuttosto sudato, i capelli arruffati e la barba incolta “Laura ma chi ti ha detto di entrare? ho da lavorare” sullo schermo infuria una battaglia campale tra un tizio vestito da idraulico e dei Kraphen giganti: Marco si distrae e il suo alter ego idraulico viene mangiato dal capo dei Kraphen in un sol
boccone.

” Marco ho pensato ad un articolo culturale per la terza pagina: una rivalutazione di Piero Chiara, ho riletto un paio di libri, secondo me funziona: la provincia, l’intrigo, la sensualità sonnacchiosa
del lago, adattissimo ad un pubblico invernale”

“Laura, del tuo Piero Chiara non frega una sega a nessuno: vai piuttosto a Carrù e fammi una cronaca sulla sagra del Bue Grasso” probabilmente è ancora ferito dal fatto che l’ho scaricato però odio le feste popolari, odio le feste in generale,

“ti prego no a Carrù non ci vado, non ti disturbo più, non ti farò più mangiare dai Kraphen”

” Ci vai invece, e di corsa, e vedi di parlar bene della mostarda di cremona”

” Ma scusa in Piemonte il lesso lo mangiano con le salsine mica con la mostarda, quella è lombarda” ” e tu scrivi che i piemontesi non capiscono nulla, che il bollito è molto meglio con la mostarda, anche perché quelli del consorzio di cremona ci pagano mezza pagina di pubblicità”

” ma almeno mi rimborsate la benzina?”

” NO! Prendi l’interregionale e ricordati che sei una free lance quindi le tue spese te le paghi da te. E ora sparisci e salutami il bue”
“Marco, senti, capisco che ti senti ferito ma non è il caso di trattarmi così, e poi non mi importa di tua moglie potremmo vederci ancora”

” Ma quale moglie, adesso sto con Viviana”

” Viviana la centralinista con l’acne?”

” Si ha un paio di foruncoli, però ha anche un paio di belle tette e soprattutto non rompe i maroni..”
“Senti Marco, non.. magari te ne parlo un’altra volta..”

” no ormai che sei venuta, dimmi che vuoi ancora, non voglio rivederti per almeno un mese”

“E’ una cosa un po’ stupida, ho ricevuto un e- mail da una specie di ammiratore”

Evidentemente la tattica della gelosia ha funzionato: improvvisamente diventa tutto mieloso. ” Dai

“siediti Laura fammi vedere questa lettera.”

Dimentica la lotta con i kraphen. legge attentamente la lettera e non tarda a farmi la sua diagnosi.

“Beh, mi sembra una persona sensibile e interessante: si esprime in un italiano ricercato, da uomo di cultura. Credo sia un personaggio influente, ben introdotto nel campo giornalistico malgrado si

finga un profano, ma guarda! tra i suoi ricordi parla dei tramonti a Gatteo Riviera, non era lì che andavi al mare da bambina?”

“Io fossi in te lo incontrerei.. magari viene fuori del materiale per un articolo.”

“Grazie Marco, non ti facevo così sensibile”

” Hai visto – dice sornione – va beh senti quando torni da Carrù magari scrivilo quel tuo articolo su quel tuo scrittore di provincia lì: Pavese..Calvino..” “Piero Chiara” ” Si va beh Chiara magari lo pubblichiamo di domenica che il giornale lo comprano ma non lo apre nessuno salvo i cinema e la pagina sportiva.”

E’ così Marco: burbero ma sensibile, mi tratta male ma mi stima e mi vuoi bene, un uomo pieno di

contraddizioni.

 

 

Epilogo

 

Alfio ha incontrato Laura Bonetti per un’ happy hour, lei le ha raccontato della penosa trasferta a Carrù alla sagra del bue Grasso. Lui si è offerto di accompagnarla in macchina.

Si sono divertiti moltissimo, il bue grasso era delizioso, e per entrambi è stato il più bel ricordo della loro vita.

La camera in più dell’appartamento di Alfio ora è occupata dai loro  bambini: Erica e Matteo.

Marco che è stato designato padrino di battesimo di entrambi, si è sentito in dovere di assumere Laura al giornale, che si è dimostrata una brava giornalista, Viviana l’ha lasciato “assumi quella troietta e io sono qui ancora a fare la telefonista”.

E’ tornato con sua moglie, al bar Magenta ci va ancora il giovedì sera a sbronzarsi da solo. Ma non ammetterà mai che gli dispiace.

 

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Informazioni su limiteumano

Racconti possibilmente umoristici
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