Terroristi a Milano

Lui: giovane, senza capelli, si fa una puttana 1 volta al mese in un bordello vicino Mendrisio , Canton Ticino, Svizzera per il resto sono solo seghe sotto la doccia, sua moglie non la scopa più da due anni.

Lei: lavora in una multinazionale, giovane, capelli già bianchi, non se li tinge più. Un po’ perché fa male un po’ per assomigliare a sua madre, che lei ritiene una donna di classe: in realtà un autentico cesso.

 

La Madre: un autentico cesso, come si era detto sopra, e in più una gran rompicoglioni che mette il becco dappertutto. Scrive libri rosa che pubblica a proprie spese: o meglio a spese del marito.

Il Padre: relativamente giovanile, almeno ha qualche capello. Praticamente muto e imperturbabile.

Il lurido marmocchio: 9 anni, perennemente attaccato a un game boy, nulla da dire su di lui.

La ragazzina: dodici anni, anoressica, una come tante.

Stanno per mettersi a tavola.

La tele è accesa.

C’è su Fazio.

Suonano alla porta. E’ una ragazza molto giovane sorride. C’e un ragazzo con lei.

Si chiudono la porta dietro le spalle

Dieci colpi di pistola. Col silenziatore. Tutti morti. Non li sente nessuno. Se ne accorge il giorno dopo la filippina delle pulizie. Scappa : non ha il permesso di soggiorno..

Se ne accorge una rumena che pulisce le scale. Avverte la polizia.

Schifanoia è a letto. Col magistrato. Lei sta sopra, fa il polibile, poi desiste.

–         Mi sa che è meglio che ci vai piano col Dombairo

–         Sono stanca

Si toglie i capelli dalla faccia, è sudata. Appoggia la testa sul petto di Schifanoia. Le viene da piangere.

Suona il telefono.

–         Schifanoia.

–         Licalzi, un’intera famiglia sterminata, silenziatore, nessun possibile indizio.

–         Arriviamo.

–         Il magistrato è li da te?..

–         Licalzi..

–         Stronzo!

 

-Andiamo

– Te la scopi la Licalzi?

– Che du palle!

– Perché? è carina mica sono gelosa

-Ma alla mia età non è che mi basta veder due tette che poi sbavo, che vuoi che me ne frega, ecco vorrei conoscere una donna interessante, una con cui poterci almeno parlare..

– Seee l’intelletuale

– vabbbè, andiamo c‘è stata una strage.

Sul posto tutto relativamente asettico.

Colpi di pistola di piccolo calibro, poco sangue. Nessuna traccia. Roba da professionisti.

–         Questi non li becchiamo mai- dice il magistrato.

–         Neanche da cercare tra i soliti parenti e amici.- fa licalzi

–         Un dombajro per tutti? – fa Schifamnoia al bar

II

Milano due. Un intellettuale puzzalnaso direbbe: un non-luogo. Schifanoia dice tuttalpiù: un posto del cazzo. Costruito negli anni 70 per quelli che avevano paura di Vallanzasca o dei terroristi, quelli veri, ora non è più né città, né campagna né niente sa di gomito, quindi di niente, parafrasando una che tutto sommato qualcosa di originale e sensato lo dice.

Diversi casermoni, ampi balconi: l’estate , se uno è fortunato sente i gemiti di qualcuno che scopa con le finestre aperte. Il massimo dell’emozione che si può racimolare in un posto del genere.

Tre ragazzi, due ragazze. Appostati sui tetti di diversi casermoni.. Vestiti come tutti gli altri coi soliti zainetti di marca.

Invisibili.

Fucile di precisione con silenziatore e puntamento laser. Una stronzata: come al lunapark. Un puntino rosso in fronte. Una pallottola un secondo dopo. Poi basta.

Prima che qualcuno si accorgesse di qualcosa ne hanno stesi 26. Sui balconi delle case di fronte, dietro i box, in punti relativamente isolati. Tutti italiani.

Quando il primo pirla ha chiamato la polizia si erano già dati da mez’ora coi loro motorini.

La Licalzi stava rientrando con la borsa della spesa, 35 metri quadri in una casa di ringhiera in Via Canonica. Coinquilini cinesi. Quarto piano senza ascensore. Suona il cellulare, le cascano le chiavi e una bottiglia di vino che si fracassa sul ballatoio. Bestemmia.

–         Licalzi

–         Francesca..?

–         Commissario, cioè Mario.. mi hai chiamato Francesca?

–         Si, cioè no. Licalzi, una carneficina a milano due. Passa a prendermi per piacere, andiamo.

–         Il magistrato è lì con te?

–         No, Cazzodici. Mica me la sono sposata.

–         La chiamo..

Partono a sessanta all’ ora con la 126 habbart della Licalzi, Scifanoia ha un terrore fottuto di andare in macchina.

–         Piano Licalzi, che mica siamo a monza, e poi i morti mica resuscitano se arriviamo prima

Passano a prendere il Magistrato.

Stava scopando con uno. Peccato, stavolta s’era tenuta lontano dal Dombajro e stava andando meglio. Esce scarmigliata.

Arrivano sul posto un ora e mezza dopo.

Si guardano in giro.

Morti dappertutto.

–         Oh merda- dice Schifanoia.

–         Oh Mario, mi dispiace – dice il magistrato.

–         Ma no figurati, sono solo un po’ preoccupato per la carneficina.

–         Mi sa che ti tirano in mezzo per via dei tuoi trascorsi- dice la Licalzi

–         Mi sa pure a me – conviene Schianoia.

Infatti arriva il Questore. Il questore è uno di trentacinque anni. Col codino.

–         Schifanoia possiamo parlare un momento.

–         Parliamo

–         In privato

–         Siamo fra amici

–         Come vuole, che idea si è fatto

–         Nessuna e poi non la racconterei se non fossi sicuro.

–         Schifanoia, non mi rompa i coglioni, coi suoi trascorsi.. ci dica qualcosa, lei è l’unico che ci può capire qualcosa

–         Signor questore. La vuole la mia opinione? Ha letto Sartre? No, immagino perché è troppo giovane e troppo pirla. Sa che diceva Sartre? Che il dolore sono gli altri. Se è giusta la mia ipotesi siamo nella merda. Ecco che penso.

–         Mario, vieni via – fa il magistrato. Chiama un taxi e se lo porta in Paolo Sarpi.

–         Vaffanculo- dice la Licalzi fra i denti mentre dà un calcio a una lattina di birra vuota.

Il questore rimane lì perplesso

III

Milano. E’ notte e piove. Si sente un’esplosione fortissima, rumore di ferro, di impalcature che crollano. Schifanoia si sveglia, abita lì vicino. Beve un sorso d’acqua leggermente gasata e si gira dall’altra parte. Dieci minuti dopo viene a prenderlo una volante, non è la Licalzi, sono due colleghi che non conosce. Lo portano in questura.

Oltre al questore c’è uno strano: pelato con gli occhiali da sole di notte. A Schiafnoia i pelati non piacciono, e nemmeno gli occhiali da sole.

-Hanno fatto saltare il ripetitore Rai di corso Sempione e in contemporanea quelli delle private. A Milano, in chiaro, si vede si e no Telelombardia.

Il questore è incazzato.

–         Li prenda, li faccia sparire

–         Sono quelli di Milano 2, li faccio sparire ma non li arresto, in carcere si moltiplicherebbero, si rischia di farne un esempio per atti di emulazione di altri disadattati.

–         Come le pare, li ammazzi, li annienti, me li tolga dalle palle: di cosa ha bisogno?

–         Centomila euri, un’ automobile e una barca a vela

–         Nient’altro?

–         Basta e avanza, vedrà che li prendiamo.

Il giorno dopo. Milano tempo instabile. Oviesse di via Paolo Sarpi.

–         Che ci facciamo qui?- dice la Licalzi perplessa.

–         Un’indagine. Io non sono portato. Tu guarda i vestiti. Poi dimmi se in giro vedi qualcuno vestito così.

–         Non ti potevi portare la tua amica? il magistrato..

–         Beve troppo Dombajro

–         Non sarà che ti fa le corna?

–         Licalzi, la pianti.

–         Ha visto che bel completino? Posso provarlo?

–         Faccia come le pare

La Licalzi afferra un reggiseno e una mutanda coordinati, il massimo del sesso che si possa trovare all’Oviesse. Entra nel camerino.

–         Dottore, non viene a vedere come mi sta?

Dà un occhiata rapida.

–         Bello, molto sensuale.

Ma effettivamente le sta bene. Passano un paio di giorni così: Oviesse, Upim, Coin tutti i grandi magazzini. La Licalzi si diverte, Schifanoia le compra diversi competi intimi e vestiti con i soldi dei servizi segreti.

– Licalzi, che fa stasera?

– Ispettore, cos’ è un invito? Tutti quei completini le hanno fatto venire in mente qualcosa?

– Lavoro, arrestiamo i terroristi, anzi non li arrestiamo, li mandiamo in ferie.

Dieci giorni, girano tutti i locali aperti la sera.

Al leoncavallo non ci sarebbero manco andati, era giusto per completezza, un sacco di ragazzini imberbi e vecchiardi in cerca di emozioni. Solo tanto fumo e musica spaccatimpani, per il resto sembra di stare all’oratorio.

Al Saloon c’era una biondina che continuava a tirarsi giù una maglia un po’ troppo corta sulla panza. Aveva un naso un po’ da maiale, quello a Schifanoia piaceva.

–         Ispettose? che si distrae?

Allo Stalingrado invece gli piaceva la cameriera: quella magra, ma anche la tettona mora non era da buttare.

Atteggiamenti.

Tutti sembrava volessero dimostrare qualcosa: una disinvoltura che non avevano, una disinibizione a loro sconosciuta, un’ esperienza di vita fatta di serie televisive, una cultura trovata nei sacchetti di patatine.

Uno vestito da vichingo emetteva rutti clamorosi, uno aveva una lunga treccia da cinese, si faceva chiamare il Trucido, ma si vedeva che era tenero come un budino, uno portava uno strano cappello, baffi, barbe, spalle scoperte, ascelle sotto spirito.

Un vecchiardo con una lobbia declamava poesie alle ragazzine.

A quel punto la Licalzì notò una con la riga in mezzo.

– Ehei, quella si veste all’Oviesse!

– Cazzo, dove?

Era normale. Carina ma non bella, senza trucco, vestita in modo anonimo. Forse avrà avuto anche trent’anni ma cercava di sembrare più giovane. Al suo tavolo, un po’ defilato, un biondina slavata, un’altra ragazza mora un po’ larga di fianchi, e due ragazzi: uno grosso con gli occhiali spessi, uno piccolo e scheletrico.

–         .. sono loro, andiamo

–         Ragazzi, mi chiamo Schifanoia, sono della polizia, ma state tranquilli non vi faccio niente. Questa è la mia collega Licalzi, una brava persona, rilassiamoci e prendiamoci una birra offro io, anzi offre lo Stato. Neanche a me Gerry Scotti piace molto.. perciò state calmi

Arrivarono le birre.

–         siete pericolosi, perché colpite le persone normali,quelli che non c’entrano o che c’entrano eccome perché stanno a guardare e tutto questo casino in fondo gli va bene pure a loro. Non ve la prendete con i politici o i personaggi pubblici. Quelli li possiamo difendere, mettergli la scorta, ma non possiamo mica mettere due agenti a casa di tutti i deficienti d’Italia. Però nemmeno voi potete ammazzarli tutti, o sperare che si ravvedano. .non c’è storia. Siamo un popolo, un’intera nazione, di cretini.. non funzionerebbe nemmeno con la bomba atomica.  Eppoi, siete davvero sicuri di non essere un po’ scemi pure voi? di essere incorruttibili e perfetti? di non essere qualche volta uguali e colpevoli come quelli a cui sparate. Beh beati voi, io su di me non ne sono mica tanto sicuro.
Quello che potete fare è scappare, tanto prima o poi vi prenderanno e comunque sarà tutto inutile. Queste sono le chiavi della barca. Un cabinato verde ormeggiato a Celle Ligure, questo è quello che resta di centomila euro, saranno si e no 95.000 ci ho comprato un po’ di guardaroba per la Licalzi e diversi birrini…

La tipa on la riga in mezzo che sembrava il capo prese le chiavi e i soldi e sparirono in un attimo senza dire manco ciao.

–         E’ stata una bella indagine- disse la Licalzi.

–         Mi sono rimasti venti euri.. del taleggio e una bottiglia di nebbiolo.

Disse rivolto alla cameriera magra.

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