Penzieri cileni


Una delle imprese più notevoli (vocabolo volutamente scelto perchè non ha una connotazione positiva o negativa) è stata la decisione di andare a pesca una decina di giorni nella Patagonia cilena.
Solo due psicopatici potevano decidere di andare tanto lontano per un periodo così breve. le giustificazioni all’insano gesto possono essere comprensibili  soltanto a coloro che sono avezzi per motivi professionali alla frequentazione di alienati affetti da deliri parossistici tali da rendere urgente nei propri colleghi la necessità di instaurare una distanza chilometrica antipodica tra essi ed i malcapitati.
Tirchio come solo io so essere scelgo il volo più economico ancorchè più breve: dura solo 24 ore tra scali e altro e costa pochi euri.
Il vantaggio è essere dislocati in sediletti mignon al cospetto di famiglie di infanti oltremodo cagoni, specie in fase di decollo o atterraggio.
La propedeutica di alcuni galloni di burbon ingollatì durante il check in hanno reso un viaggio che sarebbe stato infernale sereno come un orient express.
Tra un equipaggio ormai devastato strisciante o carponi svettavamo aitanti come ventenni a prendere l’ennesio volo per l’amenissima località patagona di Puerto Montt, non c’andate, non è roba per voi.
Automuniti di ricca utilitaria cilena ci siamo diretti al nostro lounge nei pressi della cosmopolita Puerto Varas ove la vita mondana cilena era ai suoi più clamorosi livelli.
La zona è ben frequentata da discendenti di Adolfo con tanto di aquile bicefale, e simpatici paesini dai tetti spioventi e dai nomi evocativi come Nuova Dacau etc.
Nonostante questo un’incantevole fanciulla mora e pallida ci ha pasciuti di cocktails e birre gelate con frutti di mare per la verità un po’ stantii.
Il calore del febbraio cileno ci ha ritemprati ulteriormente tanto che ho temerariamente tenzonato nelle fresche, ma non impossibili, acque del lago.
Abbiamo pescato per giorni e giorni con fasi metereologiche alterne dal solleone ustionante alla pioggia torrenziale.
Fiumi meravigliosi e immacolati, paesaggi esaltanti, guanachi, peones, piscos (ottimo superalcolico locale in genere servito con succo di arancia ma meglio solo che malaccompagnato) e mariscos ma non abbiamo preso manco un pesce.
Trasferitici ne profondo sud di Cojaique in rustici capanni dotati di stufa a legna che se ti scordavi di caricare la notte prima morivi assiderato la mattina dopo, abbiamo ammirato la selvaggia natura del posto, canyon, arifiumi splendidi, vacuni e pecoruni.  Mangiato grandi dosi di bovini locali e bevuto fiumi di ottimi vini cileni, birre e pischi a go go.
Pesci anche qui nemmeno l’ombra.
E’ passato quasi un anno ma del cile e delle austere persone locali ho un ricordo struggente.
L’italia ohimè appare lo scempio di sempre.
Me ne ridevo prima o poi andare.

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