Se dieci inverni vi sembran pochi..

Ottenebrato dalle osannanti critiche giornalistiche ho noleggiato questo film: uno dei più noiosi della storia del cinema.

Un pisquano studente di botanica a Venezia incontra sul vaporetto una squinzia figlia di facoltoso viticoltore di Valdobiadene (lei però parla stranamente con accento foggiano) inviata in laguna per specializzarsi in letteratura russa, una facoltà piena di sbocchi professionali.

Perchè i padri finanziano inutili studi di figli degeneri?

Il pisquano in questione nota immediatamente il fascino bovino di questa intellettuale in erba e cerca di attirare la sua attenzione maldestramente, lei se la fila, unico atto intelligente da lei compiuto in tutto il film.

Non contento il pisquano la segue e si infila a casa sua insaturando dialoghi surreali in cui i due bofonchiano mezze frasi inconcludenti. Dormono assieme osservando la più assoluta castità, del resto faceva freddo.

Per dieci anni di fila sti disgraziati si incontrano puntualmente ogni inverno (chissà perchè poi) quasi sempre per puro caso.

Lui galvanizzato da una e-mail di sei mesi prima le piomba in casa in russia dove la pulzella si era nel frattempo trasferita e fidanzata con un regista locale attempato. Lui la prende male e se ne va.

Lei torna a Venezia, va a vivere nella sua ex casa dove nel frattempo si era trasferito il pisquano, coabitano castamente per dei mesi ma tutto si incasina perchè mentre lei passa la notte a spiegare al ex fidanzato russo che non lo ama più, il piquan si tromba un’americana e le cucina un intero allevamento di lumache di sua proprietà. Bene anche il nostro eroe ha compiuto un atto sensato, siamo pari. Resta da capire perchè la ragazza allevava lumache.

Si rincontrano di nuovo in Russia a una festa: lei si è fidanzata con un suo amico, il pisquan le dice “ti vedo bene” lei gli risponde “sono incinta”. Il pisquan ha davvero un brutto carattere la prende male anche sta volta e fa una piazzata.

Venezia: lei si separa dal padre della sua bambina, il pisquan va  a trovarla a Valdobbiadene dove il povero viticoltore se l’è ripresa (almeno non deve pagarle l’affitto), dialoghi da alienati, poi stanno per scopare in un furgone.. no! il pisquano cambia idea, lei ci rimane un po’ male. La capisco.

Alla fine si incontrano ancora a venezia all’asta per comprare la stamberga dove hanno abitato, naturalmente perdono essendo due pezzenti, ma vanno lo stesso a rivedere la casa e naturalmente l’ufficiale giudiziario s’è dimenticato le chiavi sotto al caco.

Finalmente scopano.

Fine

Penso che il cinema dovrebbe dare dei messaggi educativi.

Nel frattempo, per fortuna l’ho noleggiato in DVD, mi sono scolato un litro di Nebbiolo.

Veramente deprimente: per l’inconsistenza dei personaggi, i dialoghi penosi e l’inconcludenza di tutto.

Se davvero sono così i giovani d’oggi sono contento di esser nato nel 64: era meglio rischiare di prendersi l’AIDS

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Informazioni su limiteumano

Racconti possibilmente umoristici
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