Vita sessuale e politica di Luca e Marco


Alla fine degli anni settanta al liceo scientifico Ponzio Pilato eravamo quasi tutti evangelisti, salvo qualche fortunato che si chiamava Andrea. Le ragazze, invece, si chiamavano inevitabilmente Paola oppure  Barbara. Era per questo motivo che avevamo dei soprannomi.

Quelle della quarta I, come tutte, si dividevano in due gruppi: quelle sessualmente attive e le figlie di Maria. Questi due partiti non avevano contatti , ma quella mattina, quando videro in fondo al corridoio Luca, accompagnato dalla prof. di matematica, reagirono come un banco di sardine all’apparire di un tonno. Si intrupparono bisbigliando e poi si scagliarono in ogni direzione.

La prof lo presentò: “ questo è Luca Casiraghi viene dal Leone decimoterzo”.

In quel decimoterzo anziché tredicesimo cogliemmo una punta di sarcasmo.

“Sicuramente un fascista” diagnosticò Marco Agonia Baroni

. “Però è carino” disse la sua compagna di banco, Paola Carpa Franceschini.

Marco invece sembrava un sorcio: basso, biondiccio occhialuto.

Finita la lezione di matematica, la Carpa, così chiamata per la somiglianza delle sue labbra carnose con quelle del omonimo ciprinide,   affrontò il presunto figlio della lupa con il suo consueto bon ton. Le altre sardine rispettarono la gerarchia di beccata e la lasciarono fare.

“ Come hai detto che ti chiami?”

“Luca Casiraghi”

“Bene, Luca Casiraghi, sono attratta fisicamente da te. Scopiamo?”

Il Casiraghi fece un sorriso ebete. La Carpa, annusata l’esca, si diresse delusa da un’altra parte. Non era un chicco di mais ma polistirolo.

Marco fece a Luca:

“ Che c’è? non ti piace?”

“Ma diceva sul serio?”

Lo guardò con commiserazione, fu soprannominato il Pretino, però almeno non sembrava un fascista.

I due fecero amicizia durante l’ora di religione. Marco aveva l’esonero e di solito andava al bar a giocare a bigliardo, ma quel giorno pioveva e restò in classe a leggere Metropoli.

Luca fece alcune osservazioni a Don Pietro, un prete operaio che chiamavamo Frate Mitra.

Ne nacque una lunga discussione, nella quale Marco si lasciò coinvolgere, che sconfinò nell’ora di italiano. Assistettero anche il professore di filosofia e diversi studenti di altre classi dal momento che si sparse in fretta  la voce di un dibattito di grande interesse. All’epoca la dialettica era il modo più apprezzato per rimorchiare e i due evangelisti erano davvero molto preparati.

Alla fine la discussione terminò con un pareggio, Marco sportivamente disse a Luca “sei più astuto di un cavedano”

Il cavedano, oltre ad essere un pesce furbo, è anche quasi sconosciuto a chi non ne fa oggetto di pesca dilettantistica. Così Luca scoprì di condividere con quel comunista senzadio la passione della pesca: ci sarebbero andati assieme per i successivi quarant’anni.

Quando Marco venne insignito della carica di referente politico militare degli studenti medi di Autonomia Operaia per la zona Milano centro- Milano est le sua preoccupazione cadde sull’aspetto  “militare” implicito nel suo nuovo status.

Chiese lumi a Matteo, responsabile cittadino e suo superiore diretto, il quale rispose serafico: “il primo dovere di un rivoluzionario è l’autoconservazione.” Marco rassicurato si attenne scrupolosamente a questo precetto. Cercava di evitare gli scontri, parlamentava con la polizia, si metteva d’accordo con gli altri gruppi, andava a bere l’aperitivo col preside, arrivava con calcolato ritardo ai raid antifascisti, aspettando che questi se ne fossero andati per conto loro.

Era un sorcio di biblioteca assolutamente terrorizzato dalla prospettiva dello scontro fisico. Alle manifestazioni ci andava in giacca e cravatta e, quando le cose si mettevano male, se la filava come un lampo mescolandosi in mezzo alla folla degli onesti cittadini .

La sua operazione militare più eclatante fu l’occupazione della scuola. Il dispiegamento di forze provenienti da diversi istituti di tutta la Lombardia era assolutamente sproporzionato per affrontare quattro bidelli per lo più corrotti dallo stesso Marco. Il tutto si svolse in modo fulmineo senza alcuno spargimento di sangue.

Ci fu anche un esproprio proletario alla posteria  dove Marco andava sempre a comprarsi il panino alla mortadella, i negozianti erano assicurati e furono loro stessi ad aiutare i rivoluzionari indicando i prodotti più costosi.

Durante l’occupazione Marco  consumò abbastanza felicemente il suo primo rapporto sessuale.

La ragazza si chiamava Paola , detta Cherry, era una seconda, piccola di statura con i capelli neri corti e un bel didietro da cui il soprannome. Marco aveva le chiavi di uno sgabuzzino dove tenevano i materassini della palestra. Ci portò Cherry . Mentre lui si stava dando un gran daffare lei gli disse: “Marco senti, ti stai scopando il materasso, sarebbe meglio ti scopassi me.”

Lui ci rimase un po’ male ma Paola, pur essendo un po’ sprovvista di diplomazia, dimostrò assoluta padronanza della situazione. Tirò fuori una Camel senza filtro e la intinse nell’olio di hashish. Se la fumarono assieme, poi gli salì sopra e fece tutto lei con molta calma, fermandosi spesso per dargli il tempo di calmarsi. Andarono avanti quasi ininterrottamente per tutta la settimana di occupazione il che creò qualche problema organizzativo stante l’irreperibilità del leader che, anche quando era presente, si trovava in condizioni talmente penose che gli valsero il soprannome di Agonia.

Qualche mese dopo Marco ebbe un’incredibile botta di culo. I suoi si separarono: la madre se ne andò in una comune di seguaci di Osho, il padre aveva un’altra donna a Meda e si trasferì da lei. Gli affittarono  un monolocale e incaricarono uno zio di andare ogni tanto a trovarlo se avesse avuto bisogno di qualcosa. Lo zio era un frikkettone trentenne e che si univa volentieri alle nostre feste donando generose razioni di alcolici e fumo. Aveva anche una splendida collezione di dischi di musica rock che importava dall’Inghilterra, copiammo tutto su cassetta.

Questo monolocale per Marco fu come avere in poppa gli alisei per attraversare l’atlantico: la sua vita sessuale migliorò sensibilmente. E anche la nostra.

I genitori di Luca erano noti imprenditori brianzoli. Iscrissero il figlio al Leone, una scuola di preti, ma quando lui era in quarta, l’azienda andò a catafascio e dovettero mandarlo alla scuola pubblica, per di più nella sezione più sfigata.

Il pretino era sinceramente credente: aveva approfondito la sua fede attraverso studi di teologia: S. Agostino, S. Tommaso e un sacco di altri santi.

Frequentava il gruppo di comunione e liberazione ma gli sembravano un po’ troppo moderati e superficiali.

Integralista ma non bigotto: era curioso e affascinato dal mondo molto meno ovattato della scuola pubblica. Soprattutto dalle ragazze che al Leone non c’erano. Eravamo tutti in balia di tempeste ormonali degne di capo Horn  e lui non navigava di sicuro in una placida laguna. Ma per un bel po’ di tempo rimase vergine.

Eravamo tutti in vacanza quando la bomba alla stazione di Bologna provocò la strage, eravamo tutti convinti che la gente si sarebbe indignata, che sarebbe cambiato qualcosa, forse lo erano persino quelli che quella bomba ce l’avevano messa. Invece non successe nulla. Nessuno si indignò più: né per la strage né per nulla al mondo.

Seguirono poi anni piuttosto tristi. Una coltre di eroina, di ottima qualità e inspiegabilmente a buon mercato imbiancò l’Italia. I più fortunati morirono di overdose quasi subito, altri di Aids, altri ancora si trascinarono nei loro involucri, oppure finirono in comunità terapeutiche da cui tornarono altre persone che non conoscevamo.

I sommersi e i salvati.

Noi, che eravamo i salvati, almeno per il momento, frequentavamo l’università fiduciosi in una disoccupazione pressoché certa e in un futuro inutile.

Passavamo il sabato pomeriggio in una tabaccheria di via Novara dove gli anziani proprietari  cucinavano frittate e cotechini mentre noi, ci riscaldavamo al fuoco di un camino e guardavamo la nebbia attraverso le inferiate. Una piacevole metafora.

Autonomia si stava dissolvendo, Marco continuava a fare politica in modo quasi disperato: manteneva i rapporti con alcuni personaggi piuttosto vicini a Prima Linea, lo sapevano tutti, compressa la polizia, ma nessuno diceva niente.

Luca si interrogava sulla sua vita che scorreva monotona e soprattutto senza amore. Il suo coinvolgimento nel gruppo era limitato alle battute di pesca, riservate ad un pubblico maschile.

Fu su di un raschio del Ticino, con l’acqua che gli arrivava a metà stivali, che prese Marco da parte e gli fece una proposta che non si poteva rifiutare.

–         Marco, ti devo parlare.

Quando uno gli diceva “ti devo parlare” Marco si incazzava automaticamente, riflesso condizionato: come per il cane di Pavlov

–         E allora parla

–         Beh i miei genitori hanno una seconda casa a Sassello, in campagna nell’entroterra ligure, mi chiedevo se magari, con gli altri amici, non potessimo organizzare, non so.. dei fine settimana.. delle piccole festicciole..Non so se potrebbe interessare..

–         Potrebbe, certo che potrebbe. Anzi sarebbe un’ottima idea.

–         Solo che ci sarebbe un problema, i  miei genitori sono molto severi: mi impongono orari da convento, vogliono sapere con chi esco, conoscere i miei amici. La cosa strana è che sono preoccupati perché non ho ancora una ragazza.

–         Ma come te la trovi una ragazza, povero cristo, se sei agli arresti domiciliari?

–         E’ proprio questo il punto, se una sera tu e i tuoi amici veniste a conoscere i miei, e.. non so.. riusciste ad ispirargli fiducia..

La tentazione di andare tutti lì e trasformare casa di Luca nel set di Arancia Meccanica fu molto forte ma come al solito prevalse la linea di Realpolitik di Marco.

–         Non possiamo certo trasformarci in un gruppo di paninari. Rimaniamo noi stessi ma in una prospettiva un po’ più austera, più presentabile, più aperta.

–         Mi pari Berlinguer – disse uno degli estremisti.

In casa di Luca lo stile Impero imperava effettivamente sovrano: al posto dei comodini i genitori avevano degli inginocchiatoi in noce. Provammo  pietà per lui.

Una nostra amica, una punkabbestia che frequentava una scuola di teatro si era trasformata in un’alunna della scuola delle suore Marcelline, la roccaforte delle figlie di Maria: un’interpretazione degna di Strehler con tanto di cerchietto sui capelli e gonnella a pieghe.

Marco, che per l’occasione indossava una giacca di tweed e pareva uno studente di Oxford dell’ottocento,  intrattenne il padre, appassionato di storia, con una descrizione minuziosa della battaglia di Stalingrado.

Fu così che la fanteria sovietica conquistò Sassello. La casa era isolata in mezzo ad un bosco: ci andavamo spesso a bere vino e a parlare di  letteratura, soprattutto francese e americana, che aveva preso il posto della politica nei nostri discorsi . Stare lontano da Milano era una necessità.

Fu durante una di queste feste che a notte fonda sentimmo gridare aiuto. Qualcuno dormiva, qualcuno era con la ragazza, qualche altro era troppo sbronzo ma Marco, che ultimamente faticava a prender sonno, uscì fuori a vedere.

Il Pretino era riverso in un fosso con la testa in acqua completamente ubriaco mentre la falsa Marcellina  stava cercando di tirarlo in secco per i piedi. Lei e Marco gli salvarono la vita. Luca non lo seppe mai.  Si era comportato con generosità nonché da autentico pirla, era ormai definitivamente uno dei nostri.

Autonomia si dissolse definitivamente. La radio da cui trasmetteva Marco fu venduta ad un emittente commerciale per quattro soldi.

Luca invece si divideva tra CL e la parrocchia. Aveva un ruolo un po’ defilato ma scriveva discorsi e articoli.

Molti di noi andarono all’estero per evitare il militare, per lo più a Londra, li chiamammo il battaglione Tamigi. I più saggi tra essi si guardarono bene dal tornare in patria. Eravamo rimasti in pochi.

La gente cominciò preoccuparsi soprattutto per la propria depilazione, prima le donne, poi anche gli uomini.

Si avvicinava il pezzo di carta e relativo salto nel buio.

Ma ci restava sempre la pesca.

Le torbiere di Iseo erano la nostra zona  di pesca preferita. Durante la guerra ci estraevano la torba, una specie di fanghiglia combustibile a buon mercato, ora si erano trasformate in stagni pieni di ninfee e canne palustri dove nidificavano uccelli rari. Erano anche molto pescose: lucci, black bass, anguille,  persici reali, carpe e tinche e, soprattutto, non ci andava mai nessuno.

Era settembre,Luca stappò il vino ed esordì:

–         Ragazzi, vi devo dire una cosa

“Prende i voti” pensammo.

–         Ho incontrato a una festa Sara Smith, ci siamo messi a parlare.. insomma mi ha invitato a cena a casa sua per domani. “Non ci sono i miei” ha specificato..

Sara era una ripetente di quinta quando noi eravamo in quarta, una donna (a noi sembrava proprio una donna) altera che portava sempre una giacca di renna sfrangiata, una camicetta scollata senza reggiseno. Camminava a testa alta facendo sobbalzare le tette, non si filava nessuno salvo ragazzi molto più grandi che venivano a prenderla con grosse moto.

Si diceva che facesse uso di LSD. Insomma ci metteva molta soggezione.

–         Sti cazzi, Pretino complimenti!

–          E’ che io.. non l’ho mai fatto

Sara non sembrava il soggetto ideale per uno alle prime armi, ma Marco gli diede un sacco di buoni consigli e concluse l’esaustiva spiegazione donandogli tre goldoni che teneva in uno scatolino di caramelle.

–         Tanto a me non servono

Si lasciò sfuggire.

I colpi di scena non erano terminati

Lo guardammo preoccupati.

–         Ragazzi giurate che non dite niente? Ci sono gravi implicazioni politiche.

–         Muti come pesci

–         Sono due mesi che sto con la Salma

La Salma doveva questo soprannome alle invidiose compagne, si chiamava Alma Gervasio era la Regina delle figlie di Maria, indiscutibilmente la più bella della scuola, parlava con voce melliflua e flautata, aveva angelici boccoli biondi , un corpo sinuoso ed era il Leader di CL.

Oggi si direbbe un ghiottissimo gossip, ma allora sarebbe stato solo un pettegolezzo e a nessuno venne in mente di dirlo in giro. Ma i commenti immediati si sprecarono..

–         Agonia e la Salma, che bella coppia!

–         Non te la darà mai

–         E cosa dici a quelli del collettivo?

–         Marco, non ti preoccupare, le figlie di Maria sono come le altre ragazze. Cambia solo la procedura, come dici tu che fai legge.

Ci spiazzò Luca.

–         Erudiscimi..

–         Sono solo un po’ più romantiche, devi tergiversare un po’. Portala a fare un week end sul lago d’Orta, prendi camere separate

–         Ma è un posto tristissimo, sono morti pure i pesci!

–         Appunto. Più è triste e meglio è. Deve essere una situazione drammatica: lacrime, struggimento. Dille che devi partire militare..

Luca si presentò da Sara: c’era anche altra gente. Strane ragazze con i capelli rapati, una coppia di omosessuali, un paio di americani sui cinquanta  Non c’era molto da mangiare ma incenso, musica francese tristissima, molti liquori e un etto di erba. Verso le tre di notte Sara lo portò in camera sua:  i consigli di Marco funzionarono. O meglio avrebbero potuto anche non funzionare tanto Sara era talmente fatta di assenzio,erba e pastiglie che non se ne sarebbe nemmeno accorta. A Luca comunque sembrò di aver fatto un figurone anche se il giorno dopo lei manco si ricordava chi fosse.

Ma anche i consigli di Luca erano più che fondati.

Sul lago d’Orta la Salma trascinò Marco in camera sua senza bisogno di tanti melodrammi. Mai un soprannome si rivelò tanto improprio. La ragazza era in realtà una tigre: mordeva, graffiava, gridava tanto che Marco era preoccupato che  li sbattessero fuori dall’albergo.

Tornò ridotto peggio che all’occupazione tanto che per un po’ lo chiamammo il Salmo, ma , naturalmente, solo fra amici intimi.

Una mattina Marco aveva il collettivo antagonista all’università, era uno dei più anziani e si sentiva un po’ fuori posto, c’era uno che piangeva.

–         Che è successo?

–         All’esame ha preso solo 24 e non sa come dirlo ai suoi

Marco avrebbe voluto dire “Compagni andatevene tutti affanculo” invece disse “Vado un istante in bagno” e tornò a casa sua. Non avrebbe più fatto politica per molti anni.,

Avevamo già quasi tutti un lavoro quando molti di noi ricevettero una busta di elegante carta color crema.

“ La Signoria Vostra è invitata al matrimonio tra Marco Barone ed Alma Gervasio che sarà celebrato presso la basilica di S. Ambrogio in Milano”

Lo stesso Luca, a cui Marco aveva chiesto di fare da testimone, pensò che lo avessero arrestato.

Marco era innamoratissimo di Alma, ma andare a convivere o sposarsi in comune  era impensabile per la famiglia di lei. Suo zio era uno di quelli che portava in giro il papa sulla cadrega, pare fosse un grande onore. Alma seppe giocare bene le sue carte. I suoi genitori fecero un regalo al futuro genero, che ultimamente era un po’ depresso. Una vacanza in Cile alla missione di don Hugo sperduta nelle Ande in Patagonia. Lui accettò di buon grado, si sentiva solo e aveva bisogno di allontanarsi dal cupo inverno milanese.

Don Hugo era un uomo grande e grosso dal carattere esplosivo che amava la caccia,la pesca e il Malbec.

Girava con un fuoristrada scassato e portava il conforto della fede ai contadini patagoni ma, soprattutto, li aiutava nei lavori agricoli grazie alla sua forza disumana. A Marco piacque molto.

–         Non occorre che ci credi del tutto Marco, basta che ci provi un po’ ogni tanto. Anch’io che sono un prete delle volte non ci credo.

Agonia fece una rapida carriera nei ranghi del cattolicesimo: battesimo, comunione, cresima e matrimonio in meno di un mese.

–         A questo punto dammi anche l’estrema unzione così la finiamo

Disse a Don Hugo il giorno del matrimonio.

C’eravamo tutti, con una gran voglia di prenderlo per il culo. Ma la sposa era talmente bella che ci mancò il fiato.

Tre anni dopo nacque una bambina che chiamarono Sofia. Fecero l’amore ogni giorno fino all’ottavo mese. Poi purtroppo Alma rincretinì totalmente. Dormiva con la bambina, mangiava con la bambina, parlava come una bambina. Marco semplicemente non esisteva. Si trasferì in camera degli ospiti. Cominciò a frequentare un centro buddista, non si convertì a questa religione ma diventò vegetariano. Non smise però di andare a pesca, anche se i pesci che prendeva li liberava con ogni cura.

Luca si era laureato in medicina e, grazie ai suoi appoggi politici, fu assunto al San Raffaele. Si scopava le infermiere allegramente e guadagnava bene con l’attività privata.

Sposò Marina, la figlia di un luminare, e diventò aiuto:  adesso si scopava pure le tirocinanti.

Una suora lo beccò con una in un letto del reparto di cardiologia, nessuno disse niente, si sentì invulnerabile.

Ma anche Marco, almeno economicamente, stava bene: lavorava in una fabbrica di armi come responsabile dell’ufficio legale.

Avevamo meno tempo per pescare ma, quando ci andavamo, erano posti sempre più belli e più esotici.

Nei primi anni novanta andammo in Lapponia.  Si poteva bere l’acqua dei fiumi, tanto era pulita. Il resto erano renne, enormi alberi di pino, temoli e zanzare. Non c’era la notte ma un tramonto lunghissimo in cui il sole si spostava lateralmente sulla linea dell’orizzonte. Perdemmo il senso del tempo. Fu durante uno di quegli interminabili tramonti che Luca quasi in lacrime confessò che sua moglie lo tradiva.

–         Marco mi devi aiutare. Voglio divorziare devi farmi da avvocato

–         Ma sei scemo, io faccio contratti: non so un cazzo di divorzi

–         Ma sei il mio migliore amico,e poi sei bravo

–         Chi è l’avvocato di tua moglie

–         La Balzarini

–         La Balzarini è una pantera. Ci farà alla cacciatora con la polenta. E poi scusa, non eri tu che mi rompevi le palle sull’indissolubilità del sacramento e mi fai tutto sto casino perché Marina ti ha messo le corna quando tu ti trombi tutta la ASL Milano Nord, compresi i veterinari .

–         Ti pago cinquanta milioni, in nero, anticipati..

–         Beh però!

Marco accettò alle seguenti condizioni: soldi subito, carta bianca, colloqui separati e segreti con i due coniugi.

Studiò il caso con la massima attenzione, cercò di capire ogni possibile motivo di diverbio tra Luca e sua moglie Marina: dall’educazione dei figli, ai progetti per il futuro, ai gusti musicali, alle questioni religiose. Ma non ce n’erano, a parte le corna, naturalmente. D’altra parte andare in causa contro la Balzarini era come buttarsi da un balcone.

Convocò i coniugi presso il suo ufficio scrisse con la biro un indirizzo su di un foglietto e disse:

– ecco andate qui, dopo le 22. Adesso lasciatemi in pace, devo lavorare. Se non va bene ci vediamo domani-

Il giorno dopo non si vide nessuno né quello dopo ancora.

Arrivò solo un pacchettino  con dentro un orologio di una famosa marca svizzera “sei il migliore. Luca e Marina” diceva il biglietto.

L’indirizzo che Marco aveva passato ai coniugi Casiraghi era quello di un club situato dietro al parco Sempione. Lampadari di cristallo, mobili inglesi,tartine al caviale, champagne, ostriche. E tanti nuovi amici: distinti, riservati, raffinati. Dopo pochi minuti di esitazione iniziale furono subito messi a loro agio e si divertirono moltissimo. Fecero la tessera Platinum e continuarono a frequentarlo almeno due volte al mese. Luca smise di compromettersi con le tirocinanti e Marina si diede pace.

L’Italia si riempì di immigrati, non solo uomini e donne ma anche pesci e uccelli: Lucciperca, Siluri del Danubbio, Barbi Ispanici, Aspi, Amur, Pseudorasbore, Gardon, Breme e poi Cormorani e Svassi.

Andavi a pesca e tiravi su pesci stranissimi. Ma nel Po a Maggio c’era sempre la risalita delle Cheppie, un pesce di mare che, non si sa perché, trova molto romantico riprodursi nelle acque melmose della Padania.

Ormai la barchetta di Luca ci conteneva tutti belli comodi e fu lì che Marco ci disse che si era innamorato.  Fin lì nulla di male, il problema era che la tizia oggetto del suo amore manco la conosceva, o meglio l’aveva conosciuta su internet.

Cercammo inutilmente di farlo ragionare.

La ragazza in questione, Marta, era graziosa ma nemmeno paragonabile alla statuaria Alma, però gli dedicava qualche attenzione e lo lusingava e lo trovava simpatico. Forse anche troppo: chiamava nel cuore della notte, minacciava di raccontare tutto alla moglie, si appostava davanti a casa e all’ufficio di Marco.

–         Una personalità border line

Diagnosticò Luca che ormai era considerato un luminare della psichiatria moderna.

In pratica una da cui scappare a gambe levate che avrebbe creato solo grandissimi casini.

Insomma alla fine fu costretto a raccontare tutto alla moglie, senza ancora essersi portata a letto questa Marta.

Alma, fu glaciale:

–         Per me puoi fare quello vuoi, ma devi restare un buon padre per Sofia.

Fu costretto a una routine terribile.

Alle dieci di sera si metteva in pigiama, salutava la figlia e si metteva a letto. Puntava la sveglia alle due, per vestirsi e andare da Marta, che aveva pure lei le sue esigenze altrimenti faceva piazzate. Stava con lei fino alle sei di mattina, altra sveglia, tornava a casa, si rimetteva in pigiama svegliava Sofia e preparava la colazione, infine si rivestiva e andava finalmente a lavorare.

Luca gli consigliò di ricominciare a fare politica, per distrarsi.

Si iscrisse al PD,  partito presieduto da Rosy Bindi. Due mesi dopo cercò di togliersi la vita con alcool e barbiturici. Lo ricoverarono a Villa Turro.

Fu lì che Alma incontrò Marta: le due si abbracciarono e piansero.

Luca, ormai primario al San Raffaele e dedito, con sua moglie Marina, ad una serena dissolutezza sessuale fatta di feste a tema e vacanze a Las Vegas andò a visitarlo e prescrisse riposo assoluto.

Marco dopo aver negoziato una buona liquidazione con la fabbrica di armi, un’azienda seria e tradizionale dove un pazzo suicida a capo dell’ufficio legale non rientrava nello stile aziendale, chiamò Don Hugo chiedendogli se poteva passare qualche giorno di convalescenza da lui.

Il prete disse che sarebbe stato provvidenziale dal momento che stava diventando vecchio e non riusciva più ad occuparsi da solo della missione.

Per un po’ di tempo continuò a ripetere ai contadini della patagonia di non essere un prete, poi si abituò ad essere chiamato Don Marco.

Fu ordinato sacerdote dal Vescovo Di Puerto Montt il 20 dicembre del 2007, – E’ solo una divisa- diceva don Hugo -ti serve per dare i sacramenti, aiutano la gente a sperare-

E la gente austera di quel posto aspro e selvaggio meritava di farlo.

Noi continuiamo ad andare a trovarlo una volta l’anno. Salmoni, mica scardole!

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Racconti possibilmente umoristici
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4 risposte a Vita sessuale e politica di Luca e Marco

  1. iggy ha detto:

    leggerò il racconto solo se raddrizzi l’orizzonte della seconda foto, ch’è tanto bella quanto inguardabile.

  2. limiteumano ha detto:

    in lapponia l’orizzonte è storto, soprattutto alla terza bottiglia

  3. LaStancaSylvie ha detto:

    Molto bello, davvero. Ma posso solo dirti una cosa senza che tu pensi “ehi ma che vuole questa qua”? Per il web è troppo lungo, rischi che la gente non regga una lettura a monitor così coposa, ed è un peccato perché il racconto merita. Grazie di essere passato da me, io tornerò qui!
    LaStancaSylvie

  4. gnama ha detto:

    Ehi, ma ti sei messo a scrivere seriamente più di come lo facevi prima?
    Non ci sono nemmeno più i tuoi soliti orrori di disgrafia.
    Ciao Limite.
    Grazie per aver chiamato uno dei personaggi come me.
    Hai pensato a me. Dillo. E dillo!
    🙂

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