Bangkok

Immagine Probabilmente il posto piu’ incasinato che abbia visto, forse solo Saigon puo’ stare al passo.
Tremenda, orribile, bellissima, struggente.
Assomiglia per larga parte a viale monteceneri a Milano, un inquinatissimo viale sormontato da un ponte con sopra un’altra strada. Una fila di negozietti merdosi, suv e pick up sfrcciano o si incolonnano, autobus scassati, bancarelle di puttanate e motorini che si avventano sui marciapiedi.
Anche bellissimi templi, mercati di verdura e spezie esotiche, strade tranquille dove grandi piante tropicali spuntano dal cemento, stazioni in stile coloniale con indolenti treni che non partono mai.
Topazzi, gatti, cani per lo piu’ mansueti, rassegnati una caninita’ irrimediabile.
Impossibile non perdersi nelle strade tutte uguali, dove non trovi mai quello che cerchi. Vuoi una birra ma ci sono solo officine meccaniche, devi riparare il motorino ma ci sono solo ristoranti e sale massaggi.
Sukumvit e’ il posto che somiglia di piu’ a viale monte ceneri. E’ qui che ci sono i famosi centri massaggi e go go bar dove le prostitute rimorchiano gli occidentali.
Sono piu’ invitanti i negozi di ferramenta, sara’ l’andropausa ma le ragazze sembrano un po’ una caricatura e i grassi vecchiardi occidentali loro clienti hanno un aria piu’ triste che arrapata. Sembrano tutti li’ come per dovere, sperando che finisca un’altra giornata.
Ho passato un intera giornata a visitare templi, mi piacciono soprattutto quelli in riva la fiume.
Il fiume e’ il mio posto preferito: si capisce dove sei e hai un po’ di spazio davanti per guardare lontano.
Al wat Rakhang vendono pesciolini vivi. Il buon buddista compra uno o piu’ pesci da liberare nel fiume in modo da compiere una buona azione e migliorare il proprio karma, davanti al tempio sta piazzato un branco di pesci gatto pronto a sbranarsi i pescetti liberati dai pii fedeli.
Lungi da volere trarre conclusioni metaforiche sul concetto di buona o cattiva azione il buddismo e’ una religione troppo superiore alla nostra per due motivi: il primo e che il buon karma te lo devi conquistare facendo delle cose buone, se fai una cazzata non ti puoi mica pentire, ti cancella dal punteggio, decine di pescetti e uccelletti liberati e pagati soldoni, ti polverizza lauti pasti donati ai monaci, ti manda a puttane elemosine e preghiere, rende inutili i favori fatti ad amici e parenti si ritorna alla casella di patrenza come al monopoli e si rischia di reincarnasi in un assicuratore. Non c’e’ niente di piu’ convincente del timore di perdere il proprio patrimonio. I Thailandesi infatti sono onestissimi, al punto di restituirti i soldi che gli dai in piu’ a causa delle loro banconote del cacchio che hanno il pezzo da mille uguale a quello da cento.
Secondo motivo e che i santi e i monaci buddisti ridono, i santi nelle statuette rifilate e salmodiate ai / dai pii babbei, i monci quando predicano, quando vanno in giro per strada, quando si fanno fotografare nei loro viaggi piu’ o meno spirituali.
Ne ho visto uno che mentre diceva messa aveva di fronte un palmare da cui guardava un incontro di box thailandese.
Un altro bel tempio e’ il wat Arun, ti devi arrampicare in cima a una stretta e ripida scala esterna da la sopra hai una visione fantastica di tutta la citta’ ma poi a secndere ti voglio vedere soprattutto se come me soffri di vertigini: volevo quasi chiamare quelli dell’ assicurazione che mi venissero a ripigliare in elicottero.
Il mercato del quartiere cinese e’ un insieme di viicoli strettissimi ingombri di merce per lo piu’ completamente inutile e spesso identica a quella della bancarella di fianco. Ti domandi come facciano a camparci.
E poi ci sono giganteschi centri commerciali e ti domandi -ma chi la compra tutta questa roba?-
Me ne ritorno in aeroporto frastornato con la certezza incrollabile che come al solito non ci ho capito niente.

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Racconti possibilmente umoristici
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