Phuket

ImmagineIl mio viaggio dopo la Thailandia prevede  una sosta a Bali. Ora le alternative erano tre: o tornare in quel casino che e’ Bangkok o andare a Phuket dove c’e’ un volo diretto oppure andarci a nuoto.

Questo caso mai uno mi chiedesse ma che minchia ci sei andato a fare a Phuket.

Io però’ sapendo che era un isola turistica ho prenotato in un posto dove dicevano che era tranquillo. Il sedicente resort dove avevo prenotato  che costava quasi il doppio di Ching Mai quindi me lo aspettavo sontuosissimo, era una lurida stamberga sul ciglio dell’ autostrada due chilometri dalla spiaggia e da qualsiasi cosa.

Non erano tanto i chilometri quanto l’autostrada da attraversare a piedi. Mi sono fatto prestare una merdosa bicicletta con le ruote sgonfie, la catena che schizzava grasso da tutte le parti e senza freni e a rischio di morte mi sono avventurato verso la spiaggia dove mi sono trasferito in una stamberga che costava il doppio del doppio. Ma comunque onestamente la spiaggia era bella e non affollata e il mare era pieno di pesci colorati.

C’è anche da aggiungere a onore del  proprietario de sedicente  resort  a cui Sir Ugo aveva sprezzantemente detto “ tienti i tuoi soldi me ne vado piedi” che egli ha voluto a tutti i costi restituirmeli e mi ha persino accompagnato in furgone dalla concorrenza.

Affittando il motorino, rigorosamente senza freni, pure Phuket dice la sua, si rischia la vita tra autotreni contromano (la guida ufficilmente e’ a sinistra ma in curva si sta dalla pare più corta per risparmiare tempo e denaro)  si raggiungono bellissime spiagge deserte o quasi, soprattutto nella zona immediatamente a sud dell’aeroporto.

Dopo qualche giorno a Nai Young ecco che decido avventatamente di trasferirmi nella meravigliosa Surin la Portofino della Thailandia, dove il lusso sfrenato impera e ci vanno i vips.

Surin  a parte costare il doppio del doppio del doppio fa letteralmente cagare.

File di ombrelloni in una spiaggetta piccola. Qualche locale pretenzioso e la stessa puzza di merda che si respira a Bangkok. Come in certe zone poverissime de Chile anche una costruzione fatta con due assi e una lamiera ha una sua estetica e una sua armonia, qui anche il piu’ lussuoso resort ha la sua nota di trascuratezza e di sciatteria. La porta dei  cessi spalancata, immondizia, marciapiedi inesistenti, scarafi.

Il mio albergo e’ bello, cerco di sfuggire al trambusto vip in motorino ma qui siamo vicini a Patong la capitale del vizio e dello squallore e c’e’ un traffico mai visto. Tento le strade secondarie. Rischio un incidente con un simpatico bue d’acqua che stava per attraversarmi (non la strada, me da parte a parte) e vengo inseguito da un cane che semino passando dai miei consueti 30 all’ora a una performance degna di Valentino Rossi a Imola.

Sempre a Surin faro’ un altro errore grossolano. Mi dico: “ visto che l’unica cosa bella qui sono i pesci perche’ non fare una gita organizzata di snorkeling?”

Bravo mona!

Vengo deportato su un torpedone, due ore le passiamo a Patong, veramente brutta e affollatissima, a raccimolare gli altri gitanti rigorosamente nipponici, che parleranno tra loro ovviamente in giapponese il resto del viaggio.

A un certo punto in manovra in uscita da un albergo manchiamo clamorosamente uno scivolo e finiamo con la pancia del camion sul cemento e una ruota penzoloni.

A mezzogiorno e passa veniamo finalmente imbarcati su un motoscafo  con due motori grandi come due fiat panda.

Il comandante Ske Tee Nooo  si fionda a 110 nodi planando tra gli scogli e la barriera corallina, a quella velocità  basterebbe urtare una triglia per far esplodere la chiglia.

Arriviamo sani e salvi, veniamo affidati ad una Nazi Thai che ci ordina di fare il bagno solo in un minuscolo tratto di mare delimitato da boe in cui sguazzano gia’ circa tremila sfigati,alcuni muniti di attrezzatura da sub con bombole e muta malgrado la profondià’ massima sia due metri.

Non potremmo fare altrimenti dal momento che attorno alle boe sfreccia il banana boat, una sorta di gommone bananiforme trainato da motoscafo, e alcuni parcacadute a cui alcuni malcapitati (probabilmente quelli che infrangono le regole della nazzithai)  vengono agganciati al traino di un offshore, che li spara per aria, li fa sadicamente ricadere in acqua ,  li rispara a 120 nodi per aria in modo da provocarne il congelamento, per poi scaraventarli alla peggio sul bagnasciuga dove verranno soccorsi da un drappello di tamarri vestiti di amaranto.

Dopo aver constatato cio’ di cui ero gia’ certo e cioè  che nessuna creatura marina potesse sopravvivere ad un ambiente simile mi sono seduto tra una folla di rassegnati gitanti su una sdraio ad aspettare le tre ore  che mancavano al ritorno.

Il nuovo ammiraglio sembrava più cauto del primo salvo poi in fase di approdo limare la fiancata del collega di fianco con una manovra da ritiro eterno della patente nautica e radiazione dal registro della gente di mare con ignominia.

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Racconti possibilmente umoristici
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