Blowin’in the wind

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How many road must a man walk down before you can call him a man?”

 

Era l’estate del 74: in Germania c’erano i mondiali di calcio, le Brigate Rosse rapivano i magistrati ma il mio amico ed io, freschi di licenza elementare , avevamo problematiche ben più importanti di cui dibattere ai giardini di villa Scheibler.

“Ma ci pensi Claudio, l’anno prossimo saremo alle medie e ci saranno le classi miste con le ragazze”

“Non penso ad altro dalla mattina alla sera: dobbiamo assolutamente conoscerle, farcele amiche”

“Io ho un piano: ne scelgo una bella e la invito al baracchino dei gelati, che te ne pare?”

“Mi sembra un ottimo piano il gelato piace a tutti e non ti sgamano. Ma poi che le dici? Non le puoi mica parlare di calcio e di figurine.”

“Hai ragione. Che cosa piace alle ragazze? Cosa pensano? Cosa fanno?”

Da quel momento rispondere a queste domande e’ stato lo scopo principale della nostra vita.

Il calcio, l’ippica, le scommesse, le macchine sono passatempi da babbei, niente e’ più interessante e complicato delle donne.

Cercare di capirle, procurarle piacere, sorprenderle, farle ridere non c’è null’altro per cui valga la pena di stare al mondo.

Il primo ottobre avevamo un piano quasi perfetto, elaborato nei minimi dettagli con la consulenza tecnica di una cugina di Claudio che aveva tredici anni e, pare, avesse già limonato.

Ma quando le vedemmo rimanemmo senza parole. Erano troppo belle, troppo grandi, troppo intelligenti. Si sedettero tutte assieme nella fila vicino la finestra con i loro grembiuli bianchi e quelle rare volte che ci guardavano sembrava guardassero dei vermi.

Noi eravamo in borghese, brutti, piccoli e mocciosi: non avevamo speranza.

Ci vollero due trimestri perché De Marco, il più audace di noi, avvantaggiato dalla sua grande esperienza di ripetente, riuscisse a stabilire un contatto con la Balzarini, un bimba grassottella e occhialuta, ma pur sempre appartenente a pieno titolo alla razza eletta.

La scoperta del sagace De Marco era sensazionale : alle ragazze piaceva studiare, erano davvero creature strane. Una buona tattica di avvicinamento era farsi aiutare nei compiti.

L’ ultimo anno al terzo trimestre i grembiuli cominciarono a sbottonarsi sulle magliette attillate che lasciavano intravvedere le tette in fase di crescita, noi maschi andammo completamente fuori di testa ma, consci della nostra impotenza, ce ne stavamo per lo più tra noi ad affermare la nostra identità sessuale.

C’erano cose da uomini e cose da finocchi.

Erano cose da uomini: il calcio, il biliardo, le carte, l’ippodromo, i giacconi, le scarpe da tennis, le sigarette forti, bere , le moto.

Erano invece cose da finocchi:vestirsi bene, pettinarsi, i cappotti, i mocassini, il tennis, ballare, le sigarette leggere, ma, soprattutto, farsi accompagnare a scuola dai genitori.

Un nostro compagno, che, poveretto, veniva da Novate, si faceva accompagnare dal padre di nascosto fino all’imbocco della Comassina, per evitare quest’onta.

Quando lo scoprimmo fu sputtanato a vita.

Finite le medie si doveva scegliere cosa fare dopo. Scoprimmo che le scuole dove c’erano più donne erano le magistrali e il linguistico.

Il linguistico ci sembrava più virile, quindi scegliemmo quello.

In prima eravamo sempre dei marmocchi intoccabili, però potevamo studiare il comportamento di quelli di quinta in particolare dei pochi che già scopavano.

Il De Marco ci aveva visto giusto. Con le donne andava forte la cultura e pure la politica, alternativamente c’era la discoteca ma, come si era detto, ballare non era cosa da uomini.

Fu per questo e solo per questo che decidemmo di diventare uomini di cultura.

Leggere Marx era obbligatorio, almeno Il Manifesto, ma poi per la letteratura, si poteva scegliere liberamente un proprio filone.

I francesi erano deprimenti: Celine, Sartre, Camus, per non parlare poi di Proust che valeva mille punti ma ti faceva veramente due palle così, e mi sa fosse pure un po’ da finocchi.

I russi erano decisamente più interessanti ma li sentivamo troppo lontani con i loro nobiluomini e cosacchi a cavallo.

Infine scoprimmo gli americani: quasi tutti tossici o alcolizzati, come da noi a Quartoggiaro: scrivevano di cose che capivamo e che vivevamo anche noi ed era decisamente roba da uomini.

Claudio leggeva più di me e scriveva alcuni suoi racconti che poi leggeva alle ragazze, funzionava .

Finte le superiori andai a lavorare in officina da un amico di mio padre, Claudio invece decise di continuare gli studi. Dove stavano le donne? Lettere o filosofia. Quale di queste facoltà era più appropriata a un vero uomo? Filosofia. Facile scegliere quando si hanno dei riferimenti chiari.

Continuava a scrivere sempre meglio, continuava anche a leggere i suoi racconti alle ragazze, e continuava a funzionare..finché non mise incinta una sua amica.

Decisero di tenere la bambina e andare a di vivere assieme a casa della madre di lei che era separata.

Andai a trovare la bimba in ospedale.

“Giulia ti presento zio Tino. “ Disse Claudio.

“Mi hai chiamato zio?”

“Martina ed io siamo figli unici, dovrà pur avere uno zio.”

“Sono onorato, farò del mio meglio, ma ora scusami devo andare al gabinetto “

Sarò pure un sentimentale ma mi venne da piangere e il Tino di via Trilussa non si poteva mica far vedere piangere davanti a tutto il personale del Sacco.

Claudio era preso dalla famiglia e dal lavoro, aveva cominciato a insegnare ed era riuscito a pubblicare la sua prima raccolta di racconti e cercava di diventare uno scrittore.

Ci si vedeva di rado, ma comunque, quando eravamo assieme, tornavamo i ragazzi di prima e facevamo le nostre lunghe passeggiate a piedi da Quarto ai Navigli, fermandoci ogni tanto in qualche birreria a ridere e a parlare.

Ma questo, dicevo, capitava raramente: nei viali di di villa Scheibler c’erano ormai più siringhe che sassolini, molti nostri amici morirono.

I favolosi anni ottanta..

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Non mi rimaneva che fare lo zio: niente pannolini puzzosi, niente tasse scolastiche, niente mogli ansiose.

Ti prendevi il meglio gratis: una creatura meravigliosa da osservare mentre cresceva che mi avrebbe confidato i sui segreti e avrebbe accresciuto enormemente il mio know how nella materia per me più interessante.

Giulia ed io trovammo dei giardinetti senza troppi tossici vicino villa Pizzone.

All’inizio lo facevo per puro zelo ziesco, poi scoprii che la bambina era un arma di broccolamento micidiale.

Bastava lasciarla giocare e leggersi un bel libro seduti sulla panchina che dopo un quarto d’ora si sarebbe azzuffata con qualche suo collega marmocchio per la conquista dell’altalena.

“Mi scusi sa e’ un po’ vivace..si è molto carina ma non è mia figlia, io sono lo zio, sa sarei scapolo..ah il libro..John Fante…”Chiedi alla polvere”.. se vuole glielo presto.. tanto l’ho finito.. e poi l’ho notata spesso qui : ci rivedremo sicuramente..”

Ragazze madri, donne separate, mogli trascurate, era come sparare con la doppietta del 12 dentro a un pollaio.

Tutte diverse, tutte uniche: il loro modo di baciare, il loro modo di fare l’amore, la loro voce, i loro sogni, le loro stranezze.

Voglio ancora bene a ognuna di loro e ogni tanto le chiamo per sentire come stanno.

Giulia cresceva e veniva spesso a trovarmi: prima per abbuffarsi di caramelle, poi per bere e fumare in pace ascoltando la musica a palla dal mio stereo.

Per la verità ascoltava musica pessima: i Cranberries, gli 883..

“Io alla tua età ai concerti ci andavo gratis, si sfondava il servizio d’ordine con quelli di autonomia.”

Prima ho provato a farle ascoltare i duri e puri: Frank Zappa, gli Area, i Led Zeppelin per avvicinarmi poi sempre di più hai suoi gusti: i Beatles, i Dire Straits, gli ultimi Pink Floyd, che da The Wall in poi erano considerati inascoltabili, roba commerciale o melensa e che mi vergognavo di possedere.

Mi piaceva insegnarle a guidare la mia Guzzi che se Claudio lo avesse saputo ci avrebbe ammazzato, manco il motorino le voleva comprare.

Un giorno mi mostrò orgogliosamente il suo primo reggiseno.

“Che te ne fai? La fionda per i piccioni? Avrai si e no una prima. Ai miei tempi molte ragazze non lo portavano, almeno d’ estate, sempre che non avessero veramente delle tette enormi.”

“Davvero zio?”

“See, c’erano le femministe che li bruciavano, e non stavano nemmeno tanto a depilarsi le gambe, le ascelle e le sopracciglia come fate voi adesso.”

“Ma zio! che schifo!”

“A me piacevano”

Scelse il liceo classico, ma le piaceva la matematica, “e’ così che funzionano le donne” pensai.

Si inventava complicatissime equazioni per spiegare il comportamento delle sue amiche o dei ragazzi, mi ricordavano gli strampalati piani di abbordaggio miei e di suo padre.

I ragazzini, sono portati a pensare che le cose seguano una logica, devono cercare di darsi delle spiegazioni. Mica lo sanno che succede tutto per caso.

Lei e le sue amiche smaniavano per di Caprio che a me pareva un insopportabile bamboccio viziato , parlavano di vestiti di marca. Mi sembravano un po’ frivole rispetto alle ragazze dei tempi miei.

In particolare Giulia aveva un’amica del cuore che riteneva molto più bella di lei. Le donne hanno il mito di quella più bella di loro. Ricordo la mia prima ragazza che mi parlava sempre della sua bellissima sorella. Mi ero fatto delle fantasie ma quando la conobbi era secca come un acciuga e aveva la faccia da rana.

Non è che l’ amica di Giulia non fosse carina ma aveva una bellezza un po’ ordinaria: si, ammettiamolo, aveva due tette notevoli ma a parte questo era anche lei troppo magra con delle labbra carnose che se ne stavano perennemente imbronciate come quelle di una carpa.

La Carpa, malgrado la sua conversazione non fosse più interessante di quella di una pecora, riscuoteva un certo successo, i ragazzini alle prime armi vanno sul prodotto di massa, cercano quella che somiglia alle bambole delle riviste.

Invece Giulia, nonostante a me sembrasse molto carina, in quel periodo ,non era altrettanto gettonata. Per consolarla le dicevo che poi i veri uomini maturi avrebbero cercato il prodotto di nicchia, quella un po’ diversa dagli standard, essenzialmente una che non li avrebbe annoiati.

Alla fine successe quello che temevo.

Giulia si innamorò perdutamente di un pisquano con i muscoli guizzanti e la faccia da pirla.

Così mi espose suo scellerato piano dell’amica test.

Consisteva nel presentare al Pisquano la Carpa e se questa non gli fosse piaciuta avrebbe significato che egli amava solo lei.

“E’ una cannonata alla Gigi Riva contro la nostra porta ” dissi.

“Chi sarebbe Gigi Riva?”

“Un centravanti sardo degli anni settanta, potentissimo, forse il migliore che abbiamo mai avuto.”

“Vuoi dire che il mio piano e’ una stronzata?”

“Enorme, Giulietta mia, colossale, un errore tattico della Madonna. Ascolta lo zio!

In primis a noi maschi le donne piacciono quasi tutte anche se siamo fidanzati con Penelope Cruz. E’ una questione genetica, darwiniana, una legge della natura. Serve alla conservazione della specie.

In secundis, scoparsi le amiche delle proprie fidanzate e’ il sogno erotico numero uno del maschio medio.

In terzis (si può dire “in terzis” tu che fai il classico?) scoparsi i fidanzati delle amiche è il sogno erotico numero uno delle donne medie.”

Parole al vento.

Blowin’ in the wind.

Mentre pronunciavo queste sante parole di saggezza ero conscio della loro totale inutilità’: il mendace pisquano, negando la Verità biologica avrebbe superato a pieni voti il test e Giulia gliel’avrebbe data istantaneamente.

Si può forse evitare che venga a piovere?

No.

Tanto vale limitare i danni.

Lasciai perdere i miei inutili ma doverosi ammonimenti e le dissi:

“Giulia, in questo periodo finisco sempre tardi in officina non e’ che potresti venire qui nel pomeriggio a dare da mangiare al gatto Ti do una copia delle chiavi.”

La ragazza ebbe due secondi di smarrimento e poi si illumino’ come un neon.

Come previsto la sera dopo il letto puzzava di Sole piatti, segno inequivocabile che li sopra era successo qualcosa.

Mi fermai a meditare.

Dormire li mi sembrava una profanazione. Cambiare le lenzuola significava fare intendere che avevo inteso.

Dormii nel sacco a pelo sul divano del soggiorno, mi sembrava di essere in montagna inoltre si sentiva meno il rumore della strada.

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Un mese dopo me ne stavo pacificamente in soggiorno a bermi una bottiglia di vino, stranamente non avevo voglia di finirla così fui costretto a rovistare nella spazzatura per cercare il tappo che avevo buttato via.

Prima di trovare il fottuto tappo trovai un inquietante oggetto che mi era familiare, un tester di gravidanza.

Preso dal panico corsi giù alla ricerca di una farmacia aperta, non ricordavo di che colore avrebbe dovuto essere quel maledetto tester, chiesi al farmacista.

Negativo. Per fortuna.

Comprai una confezione di goldoni da 12.

Non mi andava di parlarne con Giulia ma dovevo lanciarle un messaggio.

Non sapevo bene dove posizionarli. Sul comodino sarebbe stato scontato. Doveva vederli ma non pensare che li avevo messi lì apposta per lei.

 

Comò, tavolo del soggiorno, mensola dove appoggiavo le chiavi di casa, frigorifero (?)

Alla fine dopo vari esperimenti optai per la mensola del bagno, aprii la scatola me ne infilai un paio in tasca e la posizionai di fianco al dopobarba, così.. come dimenticata dopo l’uso.

La scatola rimase intonsa, ma ne trovai un’altra nel cassetto del comò, il messaggio era arrivato.

Giulia era sempre più innamorata e mi parlava di quanto il Pisquano fosse pazzo di lei e di farneticanti progetti matrimoniali.

“Vacci piano” dicevo

Poco dopo si sono lasciati.

La mia casa inondata di lacrime e le mie bottiglie di Havana riarse come le pietre del deserto.

Cominciò a pomiciare con tutto il quartiere ma continuava a pensare a faccia da pirla.

Pomiciava e beveva.

Mi preoccupai, a Quarto, erano disponibili in abbondanza rimedi più radicali del mio rum.

Suo padre non poteva aiutarla, cominciava a star male, in famiglia minimizzava la sua malattia.

Quell’estate Giulia se ne uscì con un altro piano infausto.

Vacanze in Puglia con i suoi amici tra cui l’immancabile Carpa e il Pisquano.

“Mi sa che faccio una cazzata “

“Mi sa anche a me, Giulia, perché non vieni con noi, andiamo in Marocco in moto: ti faccio guidare l’enduro nel deserto “

“Ma i grandi queste cose le fanno. Voglio dire ..le vacanze con gli ex..”

“Appunto, i grandi”

La sciocchina non voleva confessarlo ma in cuor suo sperava che il mare e la tarantella gli avrebbero riportato il Pisquano.

Naturalmente non successe nulla di tutto questo.

Claudio, morì.

Andai al funerale.

“Io ci sono” dissi

“Lo so zio” disse

Vederla soffrire mi strappava qualcosa dentro. Piansi disperatamente e non mi fregava niente se mi vedeva tutta Quartoggiaro.

Piansero anche i ragazzi dell’officina che avevano mandato una corona che chissà quanto gli era costata.

Cercavo di stare con mia nipote più tempo che potevo, la portavo al cinema e ai concerti.

Le raccontavo di suo padre quando eravamo ragazzi e dei nostri buffi piani per conquistare le ragazze.

Un giorno seppe da una comune amica che il Pisquano aveva ingravidato la Carpa, non era cambiato: per il controllo delle nascite continuava ad affidarsi alle fasi lunari, o, semplicemente, se ne fregava.

I due colombi avrebbero convolato a nozze e si sarebbero tenuto il marmocchio. “Peggio per loro” pensai.

Giulia se la prese più del dovuto: non volle più rivedere l’amica né l’amica dell’amica che aveva semplicemente riferito la notizia.

“Non posso perdonare”

Le spiegai che non c’era nulla da perdonare in quanto la sua povera amica non aveva nessuna colpa, era un granello di polvere in balia di meccaniche celesti implacabili, che la poveretta non poteva e non doveva dirle nulla né prima e né dopo la Puglia. Le spiegai che i pisquani vanno e vengono mentre le amiche restano e bisogna cercare di conservarle .

Blowin’ in the wind

Infine le spiegai che sono capaci tutti ad essere tristi, che tanto per tutti finisce male, che siamo destinati a invecchiare, restare soli e a morire ma non per questo dobbiamo rinunciare a ridere e a sperare.

E almeno in questo caso mi sembrò che mi avesse ascoltato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su limiteumano

Racconti possibilmente umoristici
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2 risposte a Blowin’in the wind

  1. chiarabanana ha detto:

    bello. soprattutto quando ingrana, dopo le elementari. E guarda che mi sono registrata su wordpress solo per leggerti: è una grossa responsabilità, quasi come portarmi a pesca.

  2. limiteumano ha detto:

    accidenti mi ero perso il tuo commento, grazie di leggere le mie cose ora siete in due

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