Sofia: non pervenuta

 

wp_20161022_10_54_34_proQuando ero piccolo il mio programma preferito erano le previsioni del tempo del Colonnello Bernacca.

Non capivo granchè delle spiegazioni del militare sulle perturbazioni. Quello che mi piaceva davvero erano le temperature dall’estero. Scoprivo che c’erano città lontane, alcune molto più calde ed altre molto più fredde della mia.

Non sempre però il colonnello sapeva la temperatura di tutte le città, alcune, forse troppo lontane non erano pervenute.

Tra le città la cui temperatura più spesso non perveniva c’erano Belgrado e Sofia.

Immaginavo cavi del telefono spezzati dal vento e dalla neve e meteorologi che disperatamente si erano avventurati su mezzi di fortuna per portare la temperatura a Bernacca ma erano stati travolti dalle intemperie.

Scoprii che Sofia era in Bulgaria, un paese misterioso e comunista, dove la gente aveva addirittura un alfabeto diverso dal nostro.

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Da allora avevo sempre desiderato di visitare questa città esotica.

Finalmente dopo quasi cinquant’anni ho coronato questo sogno grazie ad un volo di un paio d’ore costato mano di trenta euro.

La prima cosa che colpisce a Sofia è la sua metropolitana, solo a Bangkok, ne ho vista una più bella.

E’ tutto pulito, perfetto ordinato e le persone sono tranquille e non si spintonano.

Sulla mia sfavillante vettura salivano ragazze liceali, con capelli colorati di rosso, di blu e di verde e gli occhi incollati allo smartphone come in tutte le metropolitane di questo mondo.

In men che non si dica, ho raggiunto il mio bed and breakfast, il Ferrari, aperto da una coppia italo-bulgara utilizzando i mobili della case dei genitori di lei in perfetto stile mussoliniano.

Sembrava di stare a casa dei miei nonni, e il gentile anfitrione bulgaro ci ha dato ottimi consigli su dove mangiare e su cosa visitare.

Tra gli altri il favoloso Ale House con spine di ottima birra da cui servirsi da soli ai tavoli, situato nei pressi della Vitosha, la via principale costellata di bar e caffè affollati.

Un altro aspetto notevole di Sofia sono gli alberi: li hanno piantati dappertutto e adesso sfondano l’asfalto con le loro possenti radici, per cui i marciapiedi sono tutti scarupati.

Comunque si tratta di una città molto verde, con immensi parchi pubblici, puliti e ordinati.

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Assieme al mio socio abbiamo percorso la città per chilometri spingendoci verso le più lontane periferie sovietiche.

Non mi sono mai sentito infastidito o minacciato.

La città è piena di mercati, coperti o all’aperto.

Tra questi il bellissimo mercato delle donne dove si possono trovare mercanzie ormai da noi dimenticate, come le zampe di gallina, i pesci d’acqua dolce e le teste di capra, nonché peperoni di ogni forma e colore, pentole tradizionali e un infinità di negozi di barbieri islamici.

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Abbiamo comprato olive e mandorle e ce le siamo mangiate durante il lungo cammino.

Ma non ci siamo certo accontentati di quelle. La cucina bulgara non è per niente male: insalate di formaggio simile alla feta greca e grandi piatti di carne e salsicce.

Anche la birra e il vino locale sono piuttosto gustosi.

Tra i numerosi mercati in cui ci siamo imbattuti ne abbiamo trovato uno di animali: galline, conigli, cani, gatti, pesci ornamentali, anatroni.

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Mentre facevamo colazione, il nostro anfitrione Bulgaro ci ha raccontato degli anni del comunismo e dei nuovi problemi del paese.

Durante il comunismo non si stava poi male: tutti avevano un’occupazione e si lavorava piuttosto poco. Avevi il tuo stipendio fisso e se non facevi domande e non andavi in chiesa probabilmente vivevi il resto dei tuoi giorni in pace.

L’ideale per un pelandrone senza alcuna altra ambizione se non quella di riempirsi la pancia e di dormire un letto morbido come me.

Finito il comunismo quasi tutti si sono ritrovati schedati come spie, il compito delle spie era quello di reclutarne delle altre: così queste trovavano più comodo riempire i moduli di adesione ispirandosi ai nomi sui citofoni.

Ah che bella vita avrei fatto.. una innocua finta spia con un solido posto fisso di impiegato statale aringa assicurata tutti giorni e pesce di fiume a Natale

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Racconti possibilmente umoristici
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