Codice della strada per il sud est asiatico

ImmagineLe solite guide del paranoico, stile lonely planet, tra il rischio di malaria, Hiv, meduse e sequestri di persona dicono che nel sud est asiatico le strade sono una giungla e non esistono regole.

 Non e’ vero:  si tratta di pregiudizi razziali alimentati ad arte da una lobby di taxisti che spera così di scoraggiare l’uso di mezzi propri e arricchirsi ai danni di poveri turisti sprovveduti.

Le regole ci sono eccome. Eccole:

1 se sei grosso hai sempre ragione. Piu’ sei grosso più hai ragione

2 se non sei grosso in caso di incidente ha torto quello che sbatte di muso

3 la guida e’ a sinistra tranne che nelle curve a destra dove e’ ovviamente a destra, nelle rotonde naturalmente chi va a destra le percorre  in senso antiorario, chi va a sinistra in senso orario e chi va dritto fa un po’ come gli pare.

4 in caso di svolta o accostamento a destra segnalare le proprie intenzioni percorrendo almeno due chilometri contromano, altrimenti come fanno gli altri a sapere dove cacchio state andando? Tanto le frecce non si vedono bene da lontano soprattutto di giorno.

5 i sensi unici non valgono per le moto o per le bici che sono piccole e ci passano

6 di notte i sensi unici si possono percorrere contromano avendo però  l’ accortezza di spegnere i fari in modo tale da non abbagliare i malcapitati che dovessero sopraggiungere  incautamente dalla parte opposta.

 

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Phuket

ImmagineIl mio viaggio dopo la Thailandia prevede  una sosta a Bali. Ora le alternative erano tre: o tornare in quel casino che e’ Bangkok o andare a Phuket dove c’e’ un volo diretto oppure andarci a nuoto.

Questo caso mai uno mi chiedesse ma che minchia ci sei andato a fare a Phuket.

Io però’ sapendo che era un isola turistica ho prenotato in un posto dove dicevano che era tranquillo. Il sedicente resort dove avevo prenotato  che costava quasi il doppio di Ching Mai quindi me lo aspettavo sontuosissimo, era una lurida stamberga sul ciglio dell’ autostrada due chilometri dalla spiaggia e da qualsiasi cosa.

Non erano tanto i chilometri quanto l’autostrada da attraversare a piedi. Mi sono fatto prestare una merdosa bicicletta con le ruote sgonfie, la catena che schizzava grasso da tutte le parti e senza freni e a rischio di morte mi sono avventurato verso la spiaggia dove mi sono trasferito in una stamberga che costava il doppio del doppio. Ma comunque onestamente la spiaggia era bella e non affollata e il mare era pieno di pesci colorati.

C’è anche da aggiungere a onore del  proprietario de sedicente  resort  a cui Sir Ugo aveva sprezzantemente detto “ tienti i tuoi soldi me ne vado piedi” che egli ha voluto a tutti i costi restituirmeli e mi ha persino accompagnato in furgone dalla concorrenza.

Affittando il motorino, rigorosamente senza freni, pure Phuket dice la sua, si rischia la vita tra autotreni contromano (la guida ufficilmente e’ a sinistra ma in curva si sta dalla pare più corta per risparmiare tempo e denaro)  si raggiungono bellissime spiagge deserte o quasi, soprattutto nella zona immediatamente a sud dell’aeroporto.

Dopo qualche giorno a Nai Young ecco che decido avventatamente di trasferirmi nella meravigliosa Surin la Portofino della Thailandia, dove il lusso sfrenato impera e ci vanno i vips.

Surin  a parte costare il doppio del doppio del doppio fa letteralmente cagare.

File di ombrelloni in una spiaggetta piccola. Qualche locale pretenzioso e la stessa puzza di merda che si respira a Bangkok. Come in certe zone poverissime de Chile anche una costruzione fatta con due assi e una lamiera ha una sua estetica e una sua armonia, qui anche il piu’ lussuoso resort ha la sua nota di trascuratezza e di sciatteria. La porta dei  cessi spalancata, immondizia, marciapiedi inesistenti, scarafi.

Il mio albergo e’ bello, cerco di sfuggire al trambusto vip in motorino ma qui siamo vicini a Patong la capitale del vizio e dello squallore e c’e’ un traffico mai visto. Tento le strade secondarie. Rischio un incidente con un simpatico bue d’acqua che stava per attraversarmi (non la strada, me da parte a parte) e vengo inseguito da un cane che semino passando dai miei consueti 30 all’ora a una performance degna di Valentino Rossi a Imola.

Sempre a Surin faro’ un altro errore grossolano. Mi dico: “ visto che l’unica cosa bella qui sono i pesci perche’ non fare una gita organizzata di snorkeling?”

Bravo mona!

Vengo deportato su un torpedone, due ore le passiamo a Patong, veramente brutta e affollatissima, a raccimolare gli altri gitanti rigorosamente nipponici, che parleranno tra loro ovviamente in giapponese il resto del viaggio.

A un certo punto in manovra in uscita da un albergo manchiamo clamorosamente uno scivolo e finiamo con la pancia del camion sul cemento e una ruota penzoloni.

A mezzogiorno e passa veniamo finalmente imbarcati su un motoscafo  con due motori grandi come due fiat panda.

Il comandante Ske Tee Nooo  si fionda a 110 nodi planando tra gli scogli e la barriera corallina, a quella velocità  basterebbe urtare una triglia per far esplodere la chiglia.

Arriviamo sani e salvi, veniamo affidati ad una Nazi Thai che ci ordina di fare il bagno solo in un minuscolo tratto di mare delimitato da boe in cui sguazzano gia’ circa tremila sfigati,alcuni muniti di attrezzatura da sub con bombole e muta malgrado la profondià’ massima sia due metri.

Non potremmo fare altrimenti dal momento che attorno alle boe sfreccia il banana boat, una sorta di gommone bananiforme trainato da motoscafo, e alcuni parcacadute a cui alcuni malcapitati (probabilmente quelli che infrangono le regole della nazzithai)  vengono agganciati al traino di un offshore, che li spara per aria, li fa sadicamente ricadere in acqua ,  li rispara a 120 nodi per aria in modo da provocarne il congelamento, per poi scaraventarli alla peggio sul bagnasciuga dove verranno soccorsi da un drappello di tamarri vestiti di amaranto.

Dopo aver constatato cio’ di cui ero gia’ certo e cioè  che nessuna creatura marina potesse sopravvivere ad un ambiente simile mi sono seduto tra una folla di rassegnati gitanti su una sdraio ad aspettare le tre ore  che mancavano al ritorno.

Il nuovo ammiraglio sembrava più cauto del primo salvo poi in fase di approdo limare la fiancata del collega di fianco con una manovra da ritiro eterno della patente nautica e radiazione dal registro della gente di mare con ignominia.

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Chiang Mai

ImmagineMi trasferisco via autobus a Chiang Mai seconda città della Thailandia e capitale del triangolo d’oro dove spero di  vedere queste benedette montagne. E’ più’ piatta di Casalpusterlengo. Si vede, per la verità una sontuosa collinetta alta a occhio  200 metri, forse.

Il centro storico e’ circondato da una canala fangosa piena di pesci, per la precisione ciprinidi.

E’ la meta prediletta di backpackers  tostissimi tra i 20 e i 23 anni. E’pieno di guest house dove gli sconvoltoni arrivano a frotte: dall’ Olanda, dall’Inghilterra, dagli Stati Uniti, bevono e ascoltano musica nei tanti locali della citta’. C’e’ una rappresentativa enclave rasta, ma ce n’e’ per tutti i gusti.

In verita’ la capitale mondiale del giovane alcolizzato e’ Pai un paesucolo  vicino…ma siccome l’aeroporto   sta a Chiang Mai l’hub dell’ etilismo e’ quello.

 Volendo socializzare  e imparare i rudimenti di una delle mie 12 cucine preferite, mi iscrivo a un corso di culinaria.

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E’ obbiettivamente ben organizzato, ci portano al mercato, ci spiegano gli ingredienti, si può scegliere cosa cucinare. Mi lasciano perplesse fare anche delle variazioni, non metto lo zucchero che loro mettono ovunque e metto del sale al posto del pesce secco in putrefazione che loro usano come sale.

Il corso e’ molto bello e imparo l’arte e la metto da parte.

Al corso c’e’ anche una simpatica signorina di Londra dai tratti marcatamente mediorientali con cui scambio quattro chiacchiere.

Pare simpatica ma e’ li con la cugina che un po’ le assomiglia senonchè assai più acidina, attempata, e sicura di se.

In queste condizioni sarebbe impraticabile corteggiare la mia nasuta persiana, a meno che non spari alla sedicente cugina o non le trovi un partner.

Quando sono in due quella che non combina si farebbe uccidere piuttosto che lasciarti l’amica.

E’ una legge del mondo e non ci si può fare nulla.

Io comunque non sono interessato all’articolo, voglio solo fare due chiacchiere con qualcuno.

Dal momento che la nasuta persiste invito tutti a bere un drink verso le nove dal momento che stiamo mangiando le nostre pietanze da cinque ore non le invito a cena.

“Tutti” comprendono  un simpatico pilota di aeroplani americano, che dice che ha paura di volare, e altre due squinzie degli states, dal momento che la coppia di giovani olandesi ha altro di meglio da fare.

Mi presento col solito quarto d’ora di anticipo da sfigati, al loro sfavillante hotel Himperial Majestic attraversando tutta una zona  di go go bars e massaggi.

Faccio un giro e vedo che c’e’ un bel giardino  dietro l’Himperial, “le porto qua” penso.

 Spero che arrivi l’americano ma niente.

Le due inglesi si presentano puntuali ed eleganti.

-aspettiamo John, magari ora arriva- dico

Niente, John ha tirato il pacco, non mi resta che prestare attenzione alla sedicente cugina, inviperita, trascurando la mia ammiratrice  nasuta per scongiurare spargimenti di sangue.

Cerco di indirizzarle nel giardinetto col bar tranquillo ma le albioniche puntano decise nella zona rossa. Scelgono il bordello più sfacciatamente tale e si piazzano al tavolo vicino alla vetrina.

Naseira dice che tutto questo, si riferisce a un gruppo di professioniste alle prese con quattro vecchiacci, e’ molto affascinante. Al mio sguardo perplesso la sedicente cugina corregge: non affascinante, pittoresco.

Mi chiedono un parere tecnico. Io gli dico che a una certa età (la mia compresa) forse e’ meglio giocare a bocce.

Appaiono un po’ deluse probabilmente avrebbero voluto organizzare uno stage a tre più professioniste Thai.

Fa niente chiacchieriamo amabilmente ancora un po’ della regina, delle corse di Ascot e della cara vecchia Inghilterra e andiamo via.

Dopo aver girato e smadonnato da solo per un bel po’ di giorni nella capitale della padania thai, decido di socializzare e iscrivermi a una gita in montagna.

L’equipaggio è composto da me e un gruppo di ragazzini e ragazzine che potrebbero essere figli miei anche se avessi fatto le cose in ritardo.

Ci portano a camminare nella jungla fino alla grande attrazione costituita da una cascatella di un metro e mezzo di dislivello e una pozzetta  d’ acqua per fare il bagno. Arranco per ore ed ore dietro ai ventenni fino a una meritata birra in una fattoria. Bello, se andate a Varese a campo dei fiori e’ mille volte meglio e ci arrivate in venti minuti di milamo-laghi, se non c’e’ coda.

Comunque oltre ai soliti templi quello che e’ effettivamente bello a Chiang Mai e’ la musica rock e reggae. C’e’ un posto dove in un raggio di cinquanta metri ci sono almeno 6 o7 concerti dal vivo.

Interessante anche l’ acquario uno dei più grandi dell’Asia che io, essendo arrivato in ritardo, ho percorso al galoppo in una ridicolissima visita guidata.Immagine

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Chiang Rai

ImmagineArrivo a Chiang Rai a notte fonda, o meglio quella per cui un ristoratore Thai e’ notte fonda cioe’ le dieci di sera, ho fame. Ho fame. Il taxi mi porta in un albergo sembra un po’ decentrato e anonimo tipo residence, scuola quadri del partito comunista o di una multinazionale americana. Che poi e’ uguale.

Sono stanco. Ci sono due tizie alla reception mi chiedono un sacco di stronzate, mi fanno compilare moduli e poi si occupano all’ unisono di una coppia di giovani thai.

La fame e la stanchezza fanno il resto, avviene la metamorfosi eccomi trasformato nel terribile Sir  Ugo il bieco e spocchiosissimo colonizzatore  britannico che c’e’ in me.

Mi incazzo.  O meglio Sir Ugo si incazza. Mi chiedono dieci euro per la camera, pagamento anticipato. Neanche per il cazzo!  Voglio prima vedere la stanza, voglio la ricevuta. Chissa’ in che lurida topaia pesano di ficcarmi. La squallidissima stanzetta di Bangkok costava piu’ del doppio.

Ok mi fanno vedere la stanza. La coppia di scopatori thai, non so perche’ ci segue a ruota. Lei e’ molto carina. La stanza e’ fichissima, tutto in teak nero da autentico pappone  dell’ estremo oriente.

Ulp! va bene eccovi i 500 bath, ma adesso , dove si mangia?

Mi guardano preoccupatissime. – vuol mangiare? A quest’ ora?

– si adesso a quest’ ora. E quando se no? a pasqua?

Dopo un lungo consulto fra loro mi dicono – vai a destra forse troverai-

Cammino, cammino, il nulla.

Disperato penso: e se avessero detto a sinistra.

Ricammino. Un insegna fuxia. E’ uno bellissimo bar, pieno di universitari e ragazze in minigonna. C’ e’ pure un gruppo che suona dal vivo: il cantante somiglia a Fred Buscaglione a 12 anni.

– voglio  mangiare- Ululo.

Mi spiace mister ma qua c’ e’ solo da bere e del cibo.

Cib-o. Portami la lista maitre.

Ordino curry verde con bufalo e birra grande.

L’ ottimismo ricomincia a pilotarmi nella Thailandia.

Il giorno dopo mi aspettavo montagne Himalaiane. Si intravedono collinette brianzole nel fosco orizzonte.  Va beh. Pero’ la citta’ e’ bella. C’ e’ un bellissimo giardino frequentato da ragazzini delle scuole’ vicine e coppiette locali. Bevo un caffe.

C’ e’ il quartiere per turisti con i suoi bar, i suoi centri massaggi e la sua componente porno che e’ davvero patetica e sfigatissima. Ma in gran parte e’ una specie di Bellinzona   asiatica: ordinata, pulita efficiente.

Anche qui diversi bei templi. Incontro un monaco.

Mi chiede -hai mangiato?-

– non ancora- rispondo-

 -meglio se ora vai- mi dice dall’alto della sua illuminazione .

 Immediatamente eseguo, trovo una baracca trucissima dove mi danno zuppa, tagliolini e coscia di pollo. Ottimi.

Noleggio una bici e scorrazzo  felicemente nelle campagne.

C’e’ infine un mercato notturno decisamente turistico ma con diversi baracchini dove si mangia bene, mi fermo a quello degli scarafi fritti.

 Non ce la faccio nemmeno stavolta decido per una spcie di fondue con frutti di mare e spiedini di pollo. Entrambi ottimi.

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Indicazioni stradali

1 Arrivo a Bangkok in stato confusionale. Un casino pazzesco. Con lo sky train arrivo ad una stazione che dovrebbe essere vicina al mio albergo. Chiedo a un taxista mostrandogli l’ indirizzo in thai. Dice che non lo sa.

2 Entro in una specie di centro culturale. Chiedo al tizio addetto al controllo sicurezza.  Va a parlare con due belle ragazze. Mi indicano la direzione. Saranno 500 metri, mi dicono.

3 Faccio chilometri. Non trovo nulla: chiedo mostro cartine. Niente. Deciso ormai a dormire per terra una signora mi chiede dove cazzo sto andando. Mostro cartina. Dice che mi accompagna lei:  è lì a un passo a metà strada tra il taxi di cui al punto 1 e le ragazze al punto due a una distanza di dieci metri dai due punti di cui sopra.

4 Voglio andare al palazzo reale. La tipa dell’ albergo dice: prendi il bus 73 e chiedi alla bigliettaia. Cammino, cammino, prendo il 73 come da istruzioni chiedo alla bigliettaia e mostro la cartina dove il palazzo reale ha le dimensioni di un intero quartiere. Segue un consulto tra tutti i passeggeri che osservano la cartina in ogni dettaglio. Un signore con gli occhiali, si vede che si tratta di un intellettuale si illumina e dice : pappa cia. Tutto il bus si unisce urlando festante pappa cia! Pappa cia! Mi tengono d’ occhio e a ogni fermata mi dicono di star tranquillo che non è quella ma presto arriveremo. Arriviamo infatti: scendo tra la generale esultanza. Ringrazio con grandi inchini l’occhialuto uomo di mondo e tutti i miei tifosi.

5 Mi sono perso a china town. È inevitabile, un casino di vicoletti . Noto una ragazza occidentale brufolosa ma alta e altera. Ha l’aria di essersi persa, corro in suo aiuto, anche perché la sua cartina è molto meglio della mia.  Saliamo su un autobus a caso. Abbiamo culo.  Va verso il fiume unico posto di Bangkok dove si capisce dove si è. La bigliettaia mi fa pagare anche il biglietto della giraffona pensando sia la mia fidanzata, la brufolosa fa finta di niente. Scesi dal bus e ormai in salvo scambiamo qualche parola di circostanza. Vedo che cerca di dileguarsi. Mah si. Dileguati, mi dileguo pure io.

6 Devo riprendere l’aereo sono in ritardo. Alla fermata del bus nessuno capisce la mia cartina, anche se devo andare allo stadio che dovrebbe essere un posto conosciuto. Una signora guarda la carta. Mi dice di aspettare. Telefona. Per almeno un quarto d’ora. Io vorrei andarmene o fermare un taxi. Ma mi dispiacerebbe per il suo impegno. Finalmente smette di telefonare. Il suo esperto di autobus le ha detto che devo prendere il 47 che come per magia si materializza. Mi porterà alla meta in un attimo.Immagine

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Bangkok

Immagine Probabilmente il posto piu’ incasinato che abbia visto, forse solo Saigon puo’ stare al passo.
Tremenda, orribile, bellissima, struggente.
Assomiglia per larga parte a viale monteceneri a Milano, un inquinatissimo viale sormontato da un ponte con sopra un’altra strada. Una fila di negozietti merdosi, suv e pick up sfrcciano o si incolonnano, autobus scassati, bancarelle di puttanate e motorini che si avventano sui marciapiedi.
Anche bellissimi templi, mercati di verdura e spezie esotiche, strade tranquille dove grandi piante tropicali spuntano dal cemento, stazioni in stile coloniale con indolenti treni che non partono mai.
Topazzi, gatti, cani per lo piu’ mansueti, rassegnati una caninita’ irrimediabile.
Impossibile non perdersi nelle strade tutte uguali, dove non trovi mai quello che cerchi. Vuoi una birra ma ci sono solo officine meccaniche, devi riparare il motorino ma ci sono solo ristoranti e sale massaggi.
Sukumvit e’ il posto che somiglia di piu’ a viale monte ceneri. E’ qui che ci sono i famosi centri massaggi e go go bar dove le prostitute rimorchiano gli occidentali.
Sono piu’ invitanti i negozi di ferramenta, sara’ l’andropausa ma le ragazze sembrano un po’ una caricatura e i grassi vecchiardi occidentali loro clienti hanno un aria piu’ triste che arrapata. Sembrano tutti li’ come per dovere, sperando che finisca un’altra giornata.
Ho passato un intera giornata a visitare templi, mi piacciono soprattutto quelli in riva la fiume.
Il fiume e’ il mio posto preferito: si capisce dove sei e hai un po’ di spazio davanti per guardare lontano.
Al wat Rakhang vendono pesciolini vivi. Il buon buddista compra uno o piu’ pesci da liberare nel fiume in modo da compiere una buona azione e migliorare il proprio karma, davanti al tempio sta piazzato un branco di pesci gatto pronto a sbranarsi i pescetti liberati dai pii fedeli.
Lungi da volere trarre conclusioni metaforiche sul concetto di buona o cattiva azione il buddismo e’ una religione troppo superiore alla nostra per due motivi: il primo e che il buon karma te lo devi conquistare facendo delle cose buone, se fai una cazzata non ti puoi mica pentire, ti cancella dal punteggio, decine di pescetti e uccelletti liberati e pagati soldoni, ti polverizza lauti pasti donati ai monaci, ti manda a puttane elemosine e preghiere, rende inutili i favori fatti ad amici e parenti si ritorna alla casella di patrenza come al monopoli e si rischia di reincarnasi in un assicuratore. Non c’e’ niente di piu’ convincente del timore di perdere il proprio patrimonio. I Thailandesi infatti sono onestissimi, al punto di restituirti i soldi che gli dai in piu’ a causa delle loro banconote del cacchio che hanno il pezzo da mille uguale a quello da cento.
Secondo motivo e che i santi e i monaci buddisti ridono, i santi nelle statuette rifilate e salmodiate ai / dai pii babbei, i monci quando predicano, quando vanno in giro per strada, quando si fanno fotografare nei loro viaggi piu’ o meno spirituali.
Ne ho visto uno che mentre diceva messa aveva di fronte un palmare da cui guardava un incontro di box thailandese.
Un altro bel tempio e’ il wat Arun, ti devi arrampicare in cima a una stretta e ripida scala esterna da la sopra hai una visione fantastica di tutta la citta’ ma poi a secndere ti voglio vedere soprattutto se come me soffri di vertigini: volevo quasi chiamare quelli dell’ assicurazione che mi venissero a ripigliare in elicottero.
Il mercato del quartiere cinese e’ un insieme di viicoli strettissimi ingombri di merce per lo piu’ completamente inutile e spesso identica a quella della bancarella di fianco. Ti domandi come facciano a camparci.
E poi ci sono giganteschi centri commerciali e ti domandi -ma chi la compra tutta questa roba?-
Me ne ritorno in aeroporto frastornato con la certezza incrollabile che come al solito non ci ho capito niente.

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l’ ultimo viaggio (si, col cavolo!)

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Sono partito con una minuscola valigia. Doveva pesare meno di 7chili per essere imbarcata. Solo che ora tutte le valigie hanno le ruote, che pesano da sole 2 chili.. Ne ho trovata una sola senza, verde ricchione da fare invidia a tutte la checche del sud est asiatico.
Sono partito da solo, perché mi han detto che è così che si viaggia veramente. Si conosce gente e si va dove si vuole. Altri mi han detto, e mi sono convinto anch’io, che sarei sicuramente morto tra atroci sofferenze, vittima di serpenti, malaria e triade cinese.
Che ci volete fare siamo così: santi, navigatori e paranoici. Diamo per scontato che tutto sia difficile e vada tutto a scatafascio. Gli inglesi, gli olandesi, i tedeschi e gli americani no, hanno fiducia, ha sempre tutto funzionato, nessuno ha mai cercato di fregarli. Si buttano di testa dalle scogliere e naturalmente non se la spaccano.
Io non faccio altro che immaginare disastri aerei, sanguinosi incidenti in motorino, punture di meduse letali a ogni angolo di strada.
Sono quindi partito con 5 chili di valigia e tonnellate di paranoie.
Ho scoperto subito che almeno metà dei viaggiatori va in giro da sola: più che altro ragazzine e vecchiardi inpensione:: tranquilli, sereni. Io grande grosso e alla soglia dei cinquanta ero terrorizzato. Tanto che pur essendo con cognizione di causa scettico sulle assicurazioni ne ho stipulata una che prevedeva anche il rimpatrio della salma.
Ma sono palle anche quelle che si incontra tanta gente: il viaggiatore solitario vuole per lo più rimanere tale, dopo un breve contatto si dilegua. Fugge i suoi simili.
Ne vedo tanti, persino donne, sole col cellulare in mano che forse non vorrebbero essere mai partite.
Scaraventato a Bangkok di notte senza trovare l’albergo mi impanico un po’ e ci mettero’parecchio a riprendermi

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